martedì 28 gennaio 2020

I tredici passi, Mo Yan

Nel 1989, l’anno in cui avvenne la violenta repressione di Piazza Tienanmen, Mo Yan pubblicò questo romanzo che si differenzia notevolmente da quella che sarà la sua successiva produzione. 
Strutturato in tredici capitoli, il libro porta dentro di sé eredità plurime: echi di Bulgakov, di Gogol, di Garcia Marquez sono facilmente rintracciabili all'interno dell'articolato tessuto narrativo.
I tredici passi cova nel suo seno i germi di una nuova stagione letteraria, programmatica e sperimentale, che segna di fatto il superamento delle ferree regole imposte dal realismo di matrice socialista, sistema il cui principale obiettivo era quello di produrre storie a carattere  propagandistico.

Il libro comincia con l’immagine di un narratore, rinchiuso nella gabbia di uno zoo, intento a divorare gessetti colorati ed a raccontare storie contraddistinte da un inarrestabile profluvio linguistico.
Fang, insegnante di fisica, muore nel corso di una lezione. Da lì a poco, inspiegabilmente, resusciterà nella cella frigorifera delle pompe funebri presso cui lavora Li, moglie del suo collega Zhang. Il misterioso evento rappresenta un grosso problema per i dirigenti scolastici, in quanto la morte del professor Fang sarebbe utilissima al fine di sensibilizzare le autorità sul pessimo stato delle scuole cinesi. A questo punto Li, maga del maquillage e della chirurgia plastica, decide – come in Face off di John Woo - di scambiare le facce di Fang e Zhang, affinché l’uno sia in grado di tornare ad insegnare e l’altro possa tentare l’avventura nel mondo del commercio.

I tredici passi rappresenta - al pari di Il paese dell’alcool -  una delle opere più audaci di uno scrittore abituato a coniugare il realismo magico di stampo sudamericano con il romanzo sociale, venato di una pungente satira politica.
Caratterizzato da un vero e proprio vortice verbale, che disperde e ricongiunge i diversi livelli della narrazione, è contraddistinto da un continuo passaggio fra la prima, la seconda e la terza persona, da momenti onirici e da altri di timbro esageratamente granguignolesco.
Non sarà sicuramente ricordato come il miglior romanzo di Mo Yan – uno dei più meritevoli premi Nobel dell’ultimo trentennio – ma è un’opera che va sicuramente letta ed apprezzata come punto di “rottura” tra la letteratura cinese tradizionale e tutto ciò che viene dopo, ovvero un’apertura progressiva nei confronti delle istanze occidentali che, negli anni successivi, influenzeranno altri scrittori asiatici di talento.


Consigliato a: coloro che vogliono affrontare un’opera non facile ma contraddistinta da una narrazione audace e vorticosa ed a chi è interessato ad assistere ad un’originale satira di un paese desideroso di crescita e libertà ma ingabbiato nelle pastoie di un sistema autoritario.


Voto: 7,5/10


domenica 26 gennaio 2020

Gli invisibili, Valerio Varesi



Confesso che, prima di leggere questo libro, poco o niente sapevo delle opere con protagonista il Commissario Soneri (salvo il fatto che avevano ispirato una nota fiction tv interpretata da Luca Barbareschi). 
Avevo però sentito, più di una volta, paragoni che indicavano Valerio Varesi come una sorta di "Simenon della Bassa Padana", e quindi interprete di un romanzo sociale molto vicino  al noir francese; l'uscita di Gli invisibili nella nuova collana del Giallo Mondadori mi ha quindi spinto a tentare l'approccio (tardivo, ma questo è un mea culpa) con questa icona del poliziesco di casa nostra. 
Alla fine dei conti, devo dire di essere rimasto soddisfatto della scelta e di aver fatto la conoscenza di un personaggio dalle sfumature malinconiche che - alla stregua di Maigret - è artefice di un'analisi quasi entomologica sulle umane passioni. Vedrò di recuperare un po' alla volta anche i libri precedenti... anche se la serie è particolarmente numerosa (questo è il quindicesimo volume con Soneri protagonista). 
Partiamo, come di consueto, da un breve sunto della trama...  

Soneri deve chiudere definitivamente il caso di un cadavere ripescato nel Po tre anni prima. La polizia, all'epoca dei fatti, non era stata in grado di capire se si trattasse di un delitto oppure se la vittima - uno sconosciuto senza nome - si fosse tolta deliberatamente la vita. Il questore chiede pertanto al commissario un breve e formale supplemento d'indagine, in modo tale da poter mettere la parola fine all'inchiesta e procedere alla tumulazione.
Il nostro Soneri, però, non è uomo da lasciarsi intimidire. Attingendo alle ferie arretrate si prende la responsabilità di riaprire il caso, alla ricerca del nome di quel cadavere che da lungo tempo langue in una cella frigorifera. Le sue ricerche lo condurranno ad addentrarsi nelle nebbie padane, non disdegnando qualche pernottamento in una casa galleggiante, alla ricerca di una verità che si annida all'interno di quella piccola e misteriosa comunità fluviale, in cui l'omertà sembra avere un peso non indifferente.

L'ambientazione padana è fantastica! Varesi riesce a ricreare, all'interno del romanzo, quell'atmosfera che si percepisce nelle giornate di pioggia e di nebbia lungo un fiume che diventa coprotagonista a pieno titolo della vicenda. Il ritmo narrativo, in particolare, sembra seguire lo scorrere delle acque del Po, assecondando il loro incedere tranquillo ma che può tramutarsi di punto in bianco in foga inarrestabile.
I luoghi ed i personaggi sono realistici e credibili. La figura del commissario si staglia sopra le altre per la sua innata sensibilità, per il suo carattere riflessivo e per la sua capacità di scavare nella vita delle altre persone, mettendosi sempre in discussione.
La scrittura è lieve, perfettamente adeguata ad accompagnare un clima psicologico dai riflessi meditabondi ed introspettivi.
Ed alla fine non rimane che fare una dovuta constatazione: Varesi ha capito perfettamente che il giallo/noir, con le sue varianti ed i suoi adattamenti, può essere uno dei migliori strumenti per rappresentare le problematiche della società di oggi.


Consigliato a: coloro che amano i gialli/noir realistici, introspettivi e con una forte componente sociale, ed a chiunque voglia farsi avvolgere dalle straordinarie atmosfere di un autunno padano descritto in maniera realistica ed incisiva.


Voto: 7,5/10


martedì 21 gennaio 2020

Il treno dei bambini, Viola Ardone


Con l’anno nuovo tornano le nostre recensioni di coppia (dite la verità… le attendevate con profonda trepidazione!)
Questa volta ci siamo dedicati ad uno dei libri del momento, Il treno dei bambini di Viola Ardone: un romanzo che racconta una pagina poco nota della nostra storia ma comunque meritevole di attenzione.
Si accettano scommesse: questa volta il giudizio sarà unanime… o, come al solito, prevarrà il dissenso?
Continuate a leggere per scoprirlo!

TRAMA
Amerigo è un ragazzino napoletano di sette anni che un bel giorno sale su un treno, insieme ad altri bambini del mezzogiorno, per trascorrere alcuni mesi presso una famiglia del Nord.
Siamo nel secondo dopoguerra ed il PCI, per strappare i piccoli dalla miseria e dare loro la possibilità di una vita migliore, ha ideato una brillante iniziativa: far transitare i ragazzi presso famiglie benestanti che si occuperanno del loro sostentamento. 
Assistiamo così alla storia di una separazione, in un paese che si sta pian piano rialzando  in piedi dopo un tragico conflitto, che rappresenterà per Amerigo l’inizio di una nuova vita..

GIO
Ho particolarmente apprezzato questo romanzo di formazione, narrato con affetto ed ironia, che narra la vicenda di un bambino costretto ad una scelta dolorosa a causa delle difficoltà economiche. Il racconto di un’altra Italia, lontana nel tempo ma ancora viva ed incandescente nel flusso dei ricordi, è esemplare per descrivere – attraverso piccole storie individuali – la rinascita di una nazione che, dopo essere stata sull'orlo del precipizio, sta ricominciando a vivere. 
Il linguaggio mi è parso schietto e genuino, accompagnato dalla cadenza partenopea e da quella visione del mondo fresca ed innocente che è tipica dell'età infantile.
Ho trovato molto piacevole la prima parte, mentre la seconda – quella che conclude l’opera – mi è sembrata un po’ meno entusiasmante.
Si tratta di un libro di cui consiglio la lettura: sia per la sua capacità di raccontare un dramma senza sprofondare nelle sabbie mobili del sentimentalismo; sia per la vena ironica che riesce a coniugarsi perfettamente con alcune lacrime di commozione.

Voto: 7,5/10

MELY
Non so nemmeno come parlare di questo libro, ma forse posso rendere l'idea così: ho già il primo candidato per la Top10 del 2020! 😍
La storia è coinvolgente e mi è piaciuta moltissimo, i personaggi mi sono sembrati ben caratterizzati e la scrittura è da brivido (letteralmente e positivamente, soprattutto sul finale): penso di aver provato tutto lo spettro di emozioni possibili e per me non è cosa da poco, considerato che è questo che cerco nelle letture e che, più che i dettagli della trama, mi resta nel tempo.
Mentre Gio si dilettava sul cartaceo io ascoltavo l'audiolibro presente su Audible, perciò mi sento in dovere di dire che anche il narratore - Fabio Zulli - ha svolto bene la sua parte: è capitato più di una volta che Gio provasse a parlarmi e io subito lo interrompessi dicendo "zitto che sto ascoltando il libro e sono in un momento così!" 😅
Insomma, all'inizio non ero molto convinta di volerlo leggere... adesso invece dico MENO MALE CHE L'HO FATTO!!! Altrimenti mi sarei persa un libro davvero meraviglioso.


domenica 19 gennaio 2020

Assassinio di lunedì, Dan Turèll



Tra i vari "nipotini" di Raymond Chandler, che in giro per il mondo hanno perpetuato l'opera del maestro, la figura del danese Dan Turèll meriterebbe di essere riscoperta. Questo prolifico scrittore - che è stato pure poeta e giornalista - risulta profondamente influenzato dalla Beat Generation ed ha attraversato da protagonista la scena culturale della fine del ventesimo secolo.  
Assassinio di lunedì, giunto da noi grazie all'acume di Iperborea, fa parte di una serie di dodici gialli narrati in prima persona dal protagonista: un giornalista di cronaca nera amante delle passeggiate notturne e contraddistinto da uno humor nero e cinico che lui stesso giustifica come fondamentale per la sua sopravvivenza.

Il giornalista, durante una delle sue escursioni serali, è richiamato da un grido angosciante. Precipitatosi sul luogo, rinviene il corpo esanime di una giovane donna, deceduta dopo essere stata strangolata. La polizia, come si suol dire, brancola del buio perché non ha indizi né punti di riferimento: si tratta di una ragazza come tante, senza particolari tratti distintivi.
Il lunedì successivo, però, avviene un nuovo delitto: un'altro individuo di sesso femminile, anch'esso vittima di strangolamento.
Il cronista ed il suo amico commissario decidono quindi di unire le forze alla disperata ricerca della verità. Quando il lunedì dopo si verifica il terzo femminicidio, con la città ormai in preda al panico, i due decideranno di preparare una trappola per catturare il colpevole.

Si tratta di un noir notturno e metropolitano, con una trama lineare e ben costruita da cui emerge una profonda critica nei confronti della società dell'epoca. Turèll, in particolare, indirizza un attacco frontale al sistema, riproponendo i temi di fondo della Letteratura Gialla Scandinava in maniera deliberatamente spregiudicata e disinvolta.
L'evoluzione dell'indagine diventa così un valido pretesto per una descrizione ambientale di una città e dei suoi abitanti.
L'autore è molto abile nel condurre il lettore nella testa del protagonista: il pubblico è sempre cosciente, in ogni singolo passaggio, di ciò che passa per la mente del cronista freelance.
Forse un po' datato dal punto di vista narrativo/strutturale, Assassinio di lunedì è comunque un romanzo  scorrevole, divertente e scritto magistralmente; un'opera che possiede un'aura di mistero molto particolare: una morsa agghiacciante che, a tratti, viene diluita a causa dell'indole cinica e sarcastica del protagonista.


Consigliato a: chi vuole confrontarsi con uno dei più validi rappresentanti del noir nordico, anni prima dell'avvento dei vari Mankell e Larsson, ed a chi apprezza le atmosfere notturne ed i personaggi cinici e anti-sistema.


Voto: 7/10


Gio 

Recensioni 2020

In questo spazio verranno raggruppate le recensioni di Gio relative alle letture effettuate durante l'anno 2020.

Assassinio di lunedì, Dan Turèll
Gli invisibili, Valerio Varesi
I tredici passi, Mo Yan
Ah l'amore l'amore, Antonio Manzini
Il migliore amico dell'orso, Arto Paasilinna
Forse ho sognato troppo, Michel Bussi
Ci sono bambini a zig zag, David Grossman
Il passaggio, Leonardo Gori
Norwegian blues, Levi Henriksen
La morte necessaria di Lewis Winter, Malcolm MacKay
Il sovrano delle ombre, Javier Cercas
Anello di piombo, Piero Colaprico
Il treno per Istanbul, Graham Greene
Yoshe Kalb, Israel J. Singer
Gorilla blues, Sandrone Dazieri
Il nostro bisogno di consolazione, Stig Dagerman
La casa sul canale, Georges Simenon
Ballata irlandese, Adrian McKinty
Il lungo inverno di Dan Kaspersen, Levi Henriksen
La fiamma nel buio, Michael Connelly
Professione angelo custode, Arto Paasilinna
Vittima numero 2117, Jussi Adler-Olsen
Il ponte sulla Drina, Ivo Andric
Trappola per volpi, Fabrizio Silei
Burned Children of America, AA.VV.
L'inverno più nero, Carlo Lucarelli
L'animale morente, Philip Roth
Mercato nero, Gian Mauro Costa
L'insostenibile leggerezza dell'essere, Milan Kundera
I cerchi nell'acqua, Alessandro Robecchi
Mi sono perso in un luogo comune, Giuseppe Culicchia
Variazioni in rosso, Rodolfo Walsh
Todo modo, Leonardo Sciascia
Le aquile di Sharpe, Bernard Cornwell
La chimera, Sebastiano Vassalli
Il blues del rapinatore, Flemming Jensen
4321, Paul Auster
Mala suerte, Juan Aparicio-Belmonte
Men and cartoons, Jonathan Lethem
Niente lieto fine, Paco Ignacio Taibo II 
Sputerò sulle vostre tombe, Boris Vian
La palude dei fuochi erranti, Eraldo Baldini
Cuore di tenebra, Joseph Conrad
La promessa, Robert Crais
Tutto quello che non ricordo, Jonas Hassen Khemiri
Il delitto non invecchia, Ross MacDonald
Il mistero del treno azzurro, Agatha Christie
La storia, Elsa Morante
Il detective Kindaichi, Seishi Yokomizo
Mattatoio n.5, Kurt Vonnegut
Lo specchio delle nostre miserie, Pierre Lemaitre
Il giovane Holden, J.D. Salinger
Usciti di Senna, Michel Bussi
Io non mi chiamo Miriam, Majgull Axelsson
La mano sinistra del diavolo, Paolo Roversi
Quella sera dorata, Peter Cameron
Questa tempesta, James Ellroy 
Gang bang, Chuck Palahniuk
Giorni di battaglia, Paco Ignacio Taibo II
Follie di Brooklyn, Paul Auster
Il ragazzo inglese, Leonardo Gori
Big fish, Daniel Wallace
Caccia all'uomo, Robert Crais
La cena, Herman Koch
Il mistero della casa delle civette, Max e Francesco Morini
Cronache di un venditore di sangue, Yu Hua
Nero come la notte, Tullio Avoledo
Il fattore umano, Graham Greene
Vivere, Yu Hua
Che ne è stato di te, Buzz Aldrin?, Johan Harstad
Silenzio elettorale, Drago Hedl
Invisibile, Paul Auster
Doppio silenzio, Gianni Farinetti
Ohio, Stephen Markley


sabato 11 gennaio 2020

L'impronta dell'assassino, Cornell Woolrich



Per chi non lo sapesse, Cornell Woolrich (noto anche con il nom de plume di William Irish) è uno dei più grandi autori del giallo americano. Nel corso di un’esistenza piuttosto tormentata, vissuta per larga parte negli alberghi newyorchesi, ha scritto una mole non indifferente di romanzi e racconti che hanno rivoluzionato la letteratura di genere: basti citare La finestra sul cortile e La sposa in nero, da cui sono stati tratti i due celeberrimi film di Hitchcock e Truffaut. 
L'impronta dell'assassino è una raccolta di sei racconti noir, i cui titoli sono: 
- L’impronta dell’assassino 
- Alle tre in punto
- Se dovessi morire prima di svegliarmi
- Un mazzo di rose rosse 
- Un delitto vale l’altro
- La scappatoia
Ognuno colpisce per l'assoluta genialità, basata su un meccanismo della suspense davvero ben oliato ed in grado di sconvolgere il lettore con colpi di scena del tutto inaspettati.

Il leit-motiv della raccolta riguarda, essenzialmente, le amare conseguenze che possono derivare da un gesto impulsivo. Nel primo racconto, ad esempio, Tom Quinn lancia dalla finestra un paio di scarpe per allontanare un gatto miagolante: in quel momento l'incauto signore non può di certo prevedere che le impronte di quelle scarpe verranno rilevate sulla scena di un omicidio. Nella storia successiva il signor Stapp, che ha progettato di far fuori la consorte (che sospetta di tradimento), vedrà il diabolico piano ritorcerglisi contro. In un altro racconto il gangster Brains Donleavy, nonostante l'alibi a prova di bomba, finirà vittima degli scherzi della sorte. E così via... con ogni personaggio che avrà il suo "appuntamento in nero" con un destino beffardo ed insolente.

Si tratta di sei storie di gran classe, in cui l’irriverente ironia del fato diventa l'assoluta protagonista del contesto. 
L'autore è stato l'iniziatore di un genere di poliziesco a tinte fosche a cui, successivamente, si ispireranno decine e decine di scrittori che sceglieranno questa tipologia di approccio narrativo. Le atmosfere claustrofobiche segnano, di fatto, una netta cesura con ciò che c'era prima, descrivendo un mondo in cui non esiste più la tradizionale divisione tra buoni e cattivi ed in cui ogni individuo pare contaminato dal Male.
Cornell Woolrich ha saputo, come pochi altri, lavorare sui meccanismi della suspense, descrivendo la solitudine del singolo - perso nelle incomprensioni della grande metropoli - e l’angoscia che avvinghia/condiziona/cattura senza mollare la presa. 
La scrittura è semplice, diretta, priva di fronzoli: non ci sono riempitivi nella prosa scorrevole e avvolgente dell'autore, in cui ogni parola è essenziale e funzionale al raggiungimento dello scopo. 


Consigliato a: coloro che amano i gialli in grado di far rizzare i peli sulla nuca ed a chiunque voglia fare la conoscenza di uno dei fuoriclasse della letteratura di genere statunitense. 


Voto: 8/10 



giovedì 9 gennaio 2020

Scrittura cuneiforme, Kader Abdolah


L’ho già detto più volte e non mi stancherò mai di ripeterlo: Kader Abdolah è, a mio parere, uno dei più grandi scrittori contemporanei sia per la rilevanza dei temi trattati sia per l’inarrivabile capacità di coniugare lirismo e tensione narrativa.
In ogni romanzo, pur raccontando storie di fantasia, l’autore non risparmia di certo i riferimenti alla propria storia personale: quella di un uomo in fuga da una patria dissestata prima dall’imperialismo economico e poi dal totalitarismo religioso.
Scrittura cuneiforme rappresenta un’opera importante all’interno della sua produzione: oltre ad essere il libro che gli ha dato visibilità internazionale, racconta una vicenda ad ampio respiro che si dipana tra la Persia dell’ultimo Scià, l'Iran degli Ayatollah e l'Olanda.

Ismail, esule iraniano in Olanda (alter ego dell’autore), viene in possesso del taccuino di suo padre Aga Akbar, scritto in caratteri misteriosi. Il genitore - riparatore di tappeti sordomuto – era solito registrare i suoi pensieri nell'unica scrittura a lui nota: quella cuneiforme, che aveva assimilato a partire da alcune iscrizioni rupestri.
Ismail decide pertanto di dedicarsi alla traduzione del libretto, in una sorta di riconciliazione  con il proprio passato.
Dalla sua opera di decrittazione, emergerà un esaustivo ritratto della storia iraniana  del ventesimo secolo – rivelata attraverso una toccante epopea famigliare – narrata  in  un continuo rimando tra passato e presente, tra Persia ed Olanda.

Kader Abdolah, con una delicatezza e una lucidità esemplari, utilizza le parole di un figlio per raccontare la vicenda di un padre privo di voce. La storia recente dell'Iran viene pian piano rivelata mediante un’esposizione fluida e avvolgente, che fonde in maniera esemplare poeticità e realismo.
Lo scrittore è molto abile nell’introdurre i lettori occidentali in un mondo relativamente sconosciuto come quello medio-orientale, filtrato attraverso l’immagine di personaggi e paesaggi che si imprimono in modo indelebile nella memoria.
Attraverso un percorso che travalica i confini del  tempo e dello spazio, Abdolah mantiene la giusta prospettiva sui mutamenti politico/economici che hanno stravolto lo stato persiano.
Anche se non siamo ancora ai livelli stratosferici di La casa della moschea - opera in cui l'evoluzione stilistica e l'equilibrio narrativo raggiungeranno piena compiutezza - si tratta comunque di un romanzo memorabile; un'opera che, attraverso la descrizione del rapporto tra un padre ed il proprio figlio, riesce a raccontare la storia di un paese in perenne ed inesauribile cambiamento.


Consigliato a: coloro che amano i libri che raccontano mutamenti epocali attraverso il microcosmo di vicende famigliari ed a chiunque voglia imparare a conoscere un Signor Narratore, in grado come pochi altri di amalgamare realismo ed afflato poetico.


Voto: 7,5/10



lunedì 6 gennaio 2020

Il silenzio degli innocenti, Thomas Harris



Molto spesso, dal confronto tra romanzo e film, è la versione cinematografica ad uscirne con le ossa rotte... 
In questo caso è accaduto l'esatto contrario: la pellicola di Jonathan Demme, pluripremiata nella notte degli Oscar del lontano 1992, esce nettamente vincitrice dal confronto con il romanzo di Thomas Harris. Il regista statunitense è riuscito nell'intento di dare la giusta tensione ed atmosfera ad una trama avvincente e ben costruita ma che non ha di certo nella scrittura il suo punto di forza (a questo punto sorge il dubbio: sarà colpa di Harris... o del traduttore italiano?) 
Ma andiamo per ordine, partendo dalla trama (se ce ne fosse bisogno... perché credo che la conoscano un po' tutti!) 

Buffalo Bill, un terribile e sadico serial killer che è solito scuoiare le sue vittime, sta terrorizzando l'America. 
Jack Crawford, capo dell'unità di scienza comportamentali dell'FBI, decide di inviare la brillante tirocinante Clarice Starling nel manicomio criminale dove è rinchiuso il dottor Hannibal Lecter - il celebre psichiatra cannibale - al fine di carpirgli informazioni relative alla catena di delitti.
Attratto dalla ragazza, il criminale decide di aiutarla... ma a patto di avere qualcosa in cambio: Lecter le darà una mano ad acciuffare il temibile Buffalo Bill solamente se la malcapitata Clarice accetterà di rivelargli i ricordi del suo tormentato passato.

La trama è indubbiamente interessante: originale, avvincente, con i colpi di scena accuratamente calibrati. Purtroppo nel romanzo manca del tutto quell'atmosfera ansiogena ed angosciante che ha fatto la fortuna del film. 
Inoltre, l’autore si perde spesso nell'accumulo di dettagli, per lo più inutili, faticando a dare la necessaria coerenza alla narrazione. 
I personaggi del libro appaiono poco credibili, creature di cartapesta che faticano ad uscire dall'angusto confine della pagina stampata. Probabilmente, senza lo straordinario talento del duo Anthony Hokins-Jodie Foster, faticheremmo a considerarli nella maniera in cui siamo abituati: due delle più interessanti creature ideate dal cinema hollywoodiano contemporaneo.
Resta comunque il plauso ad Harris per aver inaugurato un genere letterario che, negli anni successivi, partorirà decine e decine di emulatori. 
Mi sento di far mio, in questo particolare caso, ciò che il grande Umberto Eco scrisse a proposito di Il Conte di Montecristo: si tratta di uno dei romanzi più avvincenti... ma peggio scritti. Credo che la medesima cosa - con le dovute proporzioni - si possa dire anche a proposito di Il silenzio degli innocenti.


Consigliato a: chi ha visto il film e vuole fare i dovuti confronti tra libro e pellicola ed a chiunque si appassioni ai thriller ansiogeni in cui si svolge la caccia ad uno spietato assassino seriale.


Voto: 6/10


mercoledì 1 gennaio 2020

Top/Flop 2019 e Buoni Propositi Letterari 2020

Buongiorno, signori!
Oggi facciamo i conti con l'anno concluso e diamo il benvenuto a quello appena cominciato.
In che modo?
Come sempre: non solo vedendo quali sono state le letture migliori e, ahinoi, quelle peggiori, ma anche scoprendo com'è andata coi buoni propositi 2019 e quali sono quelli nuovi.

Dunque dunque...
Cianciamo le bande ed entriamo nella parte succosa dell'articolo di oggi!


Top di Gio

Romanzi
- Il ragazzo di Marcus Malte
- La casa della moschea di Kader Abdolah
- Il teatro di Sabbath di Philip Roth
- La scopa del sistema di David Foster Wallace
- Operazione massacro di Rodolfo Walsh
- Così ha inizio il male di Javier Marias
- Meridiano di sangue di Cormac McCarthy
- Aadam ed Eeva di Arto Paasilinna
- Tutto potrebbe andare molto peggio di Richard Ford
- I sette pazzi di Roberto Arlt
- Il selvaggio di Guillermo Arriaga
- Un pappagallo volò sull'Ijssel di Kader Abdolah


Gialli e Noir
- La città è dei bianchi di Thomas Mullen
- L'isola delle anime di Piergiorgio Pulixi
- I giorni del giudizio di Giampaolo Simi
- Il cinese di Andrea Cotti
- Il confine di Don Winslow
- Da lontano sembrano mosche di Kike Ferrari


Flop di Gio
- Vuoto (per i Bastardi di Pizzofalcone) di Maurizio De Giovanni
- Tutta quella brava gente di Marco Felder
- Prima di cadere di Noah Hawley
- Le assaggiatrici di Rossella Postorino
- Addio fantasmi di Nadia Terranova
- La confusione morale di Ludovico Festa
- Il rimedio miracoloso di H.G. Wells
- Cent'anni di solitudine di Gabriel Garcia Marquez
- La donna mancina di Peter Handke


Top di Mely
Per le serie
- Il sermone del fuoco, F. Haig
- L'attraversaspecchi, C. Dabos
- Berlin, F. Geda e M. Magnone
- Percy Jackson, R. Riordan

In lingua
- Spellslinger, S. De Castell
- Les Prodiges, J. Scott
- The Blackthorn Key, K. Sands

Saggi
- Fare i libri, R. Falcinelli
- La claque del libro, A. Borsani
- I nemici dei libri, W. Blades

Narrativa
- Elevation, S. King
- L'annusatrice di libri, D. Icardi
- Petali, G. Nettel
- Dove i pensieri non fanno rumore, F. Backman

Graphic Novel
- Soul Guide, Golo Zhao
- Alice di sogno in sogno, G. Macaione e G. Adragna

Flop di Mely
- L'alfabeto di Zoe, F. Stassi
- The school, A. Catalini
- Un'estate al mare, G. Culicchia
- Cinque storie ferraresi, G. Bassani
- La camera azzurra, G. Simenon
- Il film della sua vita, A. Morino
- Zero il robot, A. Nove e M. F. Tassi
- L'isola senza sorriso, E. Fernandez
- Negativa, A. Baronciani


Buoni Propositi
Gio
2019
✗ Leggere 100 libri
✗ Leggere due tomoni di quelli in attesa
✓ Leggere almeno 5 classici
✓ Terminare le due challenge di lettura del gruppo (✓ Bookopoly e ✓ Semaforo)
2020
- Leggere 100 libri
- Leggere un tomone di quelli in attesa
- Leggere almeno 5 libri che attendono da più di 3 anni
- Terminare almeno 3 dei volumi che contengono più romanzi
- Terminare la challenge di lettura del gruppo Facebook

Mely
2019
✓ Leggere 100 libri
✓ Fare la rilettura di Harry Potter nell'edizione americana
✓ Leggere una trilogia che attendeva da tanto
✓ Leggere un libro in comune con Gio
✓ Leggere un libro con più di 500 pagine
✓ Leggere un romanzo in attesa da tanto
✓ Leggere un saggio in attesa da tanto
... Terminare le challenge di lettura del gruppo Facebook (✓ Semaforo e ✗ Bookopoly)
2020
- Leggere 100 libri
- Finire la serie di Spellslinger
- Finire la trilogia Genius
- Rispettare almeno metà delle TBR mensili
- Terminare la challenge di lettura del gruppo Facebook

Siamo curiosi di sapere com'è andato il vostro 2019, quali sono stati i vostri top/flop e quali i buoni propositi. 😀
Nel mentre vi auguriamo un buonissimo anno nuovo, pieno di entusiasmanti letture!