mercoledì 30 settembre 2020

Niente baci alla francese, Paolo Roversi

 

Niente baci alla francese, terzo romanzo della serie dedicata a Enrico Radeschi (i primi due erano La mano sinistra del diavolo e Blue Tango), ci fa rincontrare il simpatico cronista-hacker, sempre a bordo del suo inarrivabile Giallone, in una nuova avventura mozzafiato. 
Questa volta il nostro protagonista si ritrova coinvolto in una doppia indagine che lo porterà a dividersi tra due ambientazioni quasi antitetiche: la solita Milano nevrotica e inquinata e la Parigi delle banlieu e dei centri sociali. 
Come andrà a finire? Leggete il seguito e lo saprete...

È la notte del 7 dicembre e a Milano va in scena la Prima della Scala. Lo spettacolo, però, viene improvvisamente interrotto da un blackout che toglie la luce all'intera città. Al ritorno della normalità, l'evento sarà sconvolto da una macabra sorpresa: qualcuno, approfittando dell'oscuramento, ha agito impunemente nelle tenebre per uccidere il sindaco della metropoli meneghina. 
Non si tratta di un fatto isolato: qualche ora più tardi, anche il primo cittadino di Parigi - in visita eccezionale a Milano - viene rinvenuto privo di vita. 
Non esiste una spiegazione plausibile che accomuni i due delitti. Toccherà a Radeschi e al vicequestore Loris Sebastiani tentare di sbrogliare una matassa che si presenta più intricata che mai. 

Cominciamo col dire che Radeschi è un personaggio che risulta simpatico a prima vista: una gradevole variante ai soliti commissari a cui ci ha (più o meno) assuefatto la letteratura gialla di casa nostra. Con il suo aspetto un po' bohémien e la sua aria scanzonata, riesce a portare dalla sua parte quei lettori che sono ormai esausti del mito dell'eroe e cercano un protagonista più vicino alla figura dell'uomo comune. Il buon Enrico - con la sua pancetta, la sua barba incolta e il suo abbigliamento casual - è tutt'altro che un divo da prima pagina, ma riesce ugualmente a catturare l'attenzione del pubblico che lo incorona come un moderno antieroe della letteratura di genere.   
In questo romanzo, risulta particolarmente azzeccata la figura del nuovo assistente di Enrico: lo studente Diego Fuster che si dimostra una fucina di idee intelligenti e diventa ben presto un prezioso alleato per il nostro cronista.
La narrazione, forse, parte un pochino in sordina; col passare delle pagine, però, acquista rapidità e un ottimo senso del ritmo fino all'inaspettato finale. La scrittura è semplice e diretta, frizzante e condita da un sarcasmo irresistibile.
Una lettura scorrevole e divertente per chi cerca un libro da divorare in queste fresche serate d'autunno. 


Consigliato a: chi ama i gialli rapidi, intriganti e pieni di ritmo e a chi si appassiona alle figure degli antieroi, con i loro pregi e le loro debolezze. 


Voto: 7,5/10


Gio   














domenica 27 settembre 2020

Il segreto di Maša, Drago Hedl

 

Dopo l'ottimo Silenzio elettorale, ritroviamo l'ispettore di polizia Vladimir Kovac e il giornalista Stribor Kralj, di nuovo impegnati in un'impresa donchisciottesca: quella di scoperchiare quel fetido tombino di indegni segreti dove albergano gli interessi personali dei corrotti, dei senza scrupoli e dei potenti.
Partiamo, come di consueto, da un rapido accenno della trama.  

Stribor, giovane giornalista con un innato senso della giustizia, ha iniziato una complessa indagine sulla criminalità organizzata della penisola balcanica. In particolare, è interessato a far emergere gli oscuri legami esistenti tra i clan croati e quelli serbi ma, soprattutto, a scoprire chi si nasconda dietro il loro temibile schermo. Anche stavolta potrà contare sull'appoggio dell'ispettore Vladimir Kovac, appena tornato in servizio dopo essere stato gravemente ferito. 
Frattanto, alla redazione del giornale dove Stribor lavorava giunge una lettera anonima: una giovane studentessa denuncia gli abusi subiti da parte di un personaggio piuttosto in vista della politica locale. Dopo alcuni giorni, viene rinvenuto il corpo senza vita di una ragazza. Si sarà trattato di un drammatico incidente... oppure c'è qualcosa sotto?

Drago Hedl in Silenzio elettorale aveva optato per un finale "aperto"; pertanto le due trame si intersecano alla perfezione - senza soluzione di continuità - nonostante si tratti di libri che possono essere letti indipendentemente l'uno dall'altro.
Questa volta la storia fuoriesce dai confini di Osijek - la città croata dove si svolgeva integralmente il primo romanzo - e si estende fino a Belgrado, dove si rivelerà la losca connessione tra mafia croata e serba
La criminalità, la corruzione e le connessioni mafiose che infestano la Croazia dei nostri giorni rappresentano il punto focale del plot; anche questa questa volta le infiltrazioni criminali giungeranno a rivelare una pericolosa rete di cooperazione tra la politica e i poteri economici locali.
L'autore sa scrivere in maniera concisa e diretta, potendo contare sia sulla sua intuizione di coraggioso giornalista sia sulla meticolosità di valido scrittore di genere. Riesce così a coniugare leggibilità e qualità, spunti di cronaca nera e stile narrativo, regalandoci un poliziesco che è, allo stesso tempo, un romanzo che parla di personaggi, di politica e di società.
Anche questo romanzo, purtroppo, termina - o, meglio, non termina - lasciandoci di fronte ad un altro finale aperto: attendiamo speranzosi la pubblicazione del terzo volume (già uscito in Patria) per mettere la parola fine a questa indagine lunga e complessa... scoprendo se i validi Stribor e Vladimir saranno finalmente in grado di consegnare i colpevoli alla giustizia.


Consigliato a: chi ama i romanzi in cui giornalismo investigativo e procedure poliziesche si intersecano alla ricerca della verità e a chiunque voglia scoprire una nuova e originale "via Balcanica" nella letteratura noir.


Voto: 7/10  




   

venerdì 25 settembre 2020

Tempo di seconda mano, Svetlana Aleksievič

 

"La vita in Russia dopo il crollo del comunismo".
Non poteva esserci sottotitolo più adatto a questo libro che, con fervore giornalistico e onestà intellettuale, racconta la storia di un insolito viaggio: quello all'interno di un Paese che un tempo era stato grande ma che col crollo del regime si ritrova smarrito di fronte alla propria incapacità di adeguarsi ad un nuovo modo di vivere.

Nel corso del sua lunga carriera di cronista Svetlana Aleksievič ha seguito i principali eventi dell'URSS nella seconda metà del Ventesimo secolo: dalla guerra in Afghanistan al disastro di Černobyl (già raccontato in un altro celebre libro) fino ad arrivare alle problematiche socio/economiche verificatesi dopo il dissolvimento del totalitarismo. 
La difficile e problematica rinascita di una "Nuova Russia" è il fulcro di quest'opera in cui l'autrice - Premio nobel per la Letteratura 2015 - è riuscita a raccontare, attraverso le parole di uomini e donne qualunque, il dramma delle "piccole persone": coloro che dopo aver partecipato alla Grande Utopia Comunista per settant'anni, si sono ritrovati come pesci fuor d'acqua, del tutto incapaci di scendere a patti con la nuova complessa realtà. 

La lettura di Tempo di seconda mano non è per niente facile: richiede tempo ed attenzione. Non è solamente una questione di lunghezza - siamo quasi a quota 800 pagine - ma un qualcosa strettamente legato alla sua conformazione: ci troviamo di fronte a una cacofonia di voci che avvolgono il lettore; ad una  miriade di diversi punti di vista, apparentemente inconciliabili, che solo letti nel loro complesso riescono a restituire un quadro di insieme denso di significati.   
Mediante questo flusso inarrestabile, la Russia post-comunista viene rappresentata alla stregua di un fiume che è riemerso – quasi si trattasse di un fenomeno carsico – dalle macerie materiali e spirituali della storia sovietica recente
Il libro è stato evidentemente costruito attraverso uno straordinario e impegnativo lavoro di ricerca; riesce efficacemente nell'intento di raccontare ai lettori di tutto il mondo la fine di un impero che è stato sostituito da un qualcosa di completamente diverso: una nazione che, come un magma in ebollizione, fatica a trovare il proprio punto di equilibrio. 
L'autrice, al di là di tutto, si fa degna portavoce di quanto reperito/registrato/annotato nelle svariate interviste realizzate nel corso degli anni, trasmettendoci le diverse idee e opinioni di tutti coloro che hanno vissuto sulla propria pelle uno sconvolgimento storico/sociale davvero epocale. 


Consigliato a: coloro che vogliono comprendere a fondo la Russia di ieri e di oggi ed a chiunque ami i "libri intervista", capaci di ricostruire un mondo intero attraverso le parole dei singoli individui che ne fanno parte.


Voto: 7,5/10 


mercoledì 23 settembre 2020

Doppio silenzio, Gianni Farinetti

 

Torna Gianni Farinetti e con lui torna il suo personaggio più amato: lo sceneggiatore gay Sebastiano Guarienti, già protagonista dei riusciti Rebus di mezza estateIl ballo degli amanti perduti La bella sconosciuta.
Nonostante l'attesa per questo nuovo romanzo - lo scrittore cuneese ha davvero tanti ammiratori, sempre pronti ad accorrere in massa ad ogni nuova uscita - quest'opera non convince del tutto: alla fine della lettura c'è il forte rischio di ritrovarsi un poco sconcertati, magari perplessi, persino delusi. 
Ma andiamo con ordine...   

Il nostro Guarienti, invitato a un matrimonio, vola a Palermo per il fine settimana. Il capoluogo siciliano - come riportano i giornali - è stato recentemente funestato da una drammatica notizia: un facoltoso imprenditore edile è stato barbaramente ucciso in mezzo alle rovine di una villa antica. 
Nel corso del breve soggiorno nella Trinacria pregna di lusso decadente e antichità, oltre a rivedere vecchi amici, Sebastiano ha l'occasione di fare la conoscenza dei gemelli Diego e Giulia Galvano: due giovani eccentrici, ambigui e sfuggenti. 
Al termine delle nozze, mentre si sta dirigendo in taxi verso l’aeroporto, farà un incontro imprevisto che lo porterà a fare i conti con il proprio passato e a rivedere in un'ottica diversa le scelte di qualche anno prima. 

Farinetti è uno scrittore abile come pochi altri nel descrivere luoghi e paesaggi, nel costruire dialoghi scoppiettanti e nel congegnare storie infarcite della giusta dose di ironia. Questa volta, però, non riesce nell'intento di costruire un racconto al livello dei precedenti: la trama fatica a decollare, gli approfondimenti dei personaggi e del contesto sono scarsi e pare quasi di trovarsi di fronte a un libro che doveva uscire "per contratto" piuttosto che a un qualcosa di veramente sentito e necessario. 
Non è di certo sbagliata la scelta di raccontare una Palermo insolita - quella della vecchia nobiltà e degli ultimi stanchi gattopardi - inserendola al centro della narrazione, quasi si trattasse di una coprotagonista del romanzo. A mancare del tutto è invece la storia: impalpabile, inconsistente e priva di una solida spina dorsale, si riduce a una manciata di paginette all'acqua di rose con una soluzione del giallo per niente convincente. 
Si tratta quindi, a mio parere, di un passo falso per il buon Gianni, che si salva solo in parte grazie all'eleganza della scrittura e all'ambientazione davvero caratteristica.


Consigliato a: chi apprezza la Sicilia, la nobiltà decadente, gli antichi palazzi siciliani e - soprattutto - a tutti gli amanti della prosa ironica e avvolgente di Farinetti.


Voto: 5,5/10


lunedì 21 settembre 2020

Ohio, Stephen Markley


Devo ammettere che, probabilmente, le mie attese erano troppo alte. Dopo aver letto decine di commenti entusiastici su Ohio, mi aspettavo qualcosa di completamente diverso: un romanzo corale, moderno, innovativo e capace di toccare con efficacia le corde più nascoste dell'animo umano. Purtroppo, non ho trovato niente di tutto ciò.  
Questo libro mi è sembrato inutilmente prolisso, deprimente e troppo lungo... Sono comunque convinto che questo sia il tipo di romanzo destinato a dividere il pubblico dei lettori: c'è sicuramente chi lo amerà ma anche chi lo detesterà tout-court (io mi schiero decisamente con i secondi).

Siamo nella cittadina di New Canaan, un luogo dimenticato da Dio, capace di trasmettere in chiunque un senso di vuoto e desolazione.    
In una calda notte d'estate, per puro caso, quattro ex compagni di liceo si ritrovano in quei luoghi che hanno abbandonato da tempo. All'indomani del diploma, una decina di anni prima, se ne erano andati via lasciandosi alle spalle una spirale di sconcertanti avvenimenti. L'attivista disilluso Bill; la dottoranda omosessuale Stacey, il reduce dell'Iraq Dan e l'ex cheerleader Tina, nel corso di quattro lunghi capitoli, racconteranno la loro verità sui fatti che hanno contrassegnato le loro giovani esistenze, fino a giungere - al termine di quella lunga notte - a disotterrare il segreto che ha cambiato per sempre il loro domani.  

Il romanzo è indubbiamente ambizioso, con una trama complessa e piena zeppa di personaggi tra cui, però, non emerge un vero e proprio protagonista.
La capacità narrativa di Markley è interessante, ma viene pesantemente condizionata da una limitatezza di interessi che lascia basiti. Droga, sesso e violenza... per l'autore sembra quasi che non esista nient'altro al mondo: pare voglia per forza dar ragione a coloro che sostengono che la letteratura USA contemporanea non abbia un granché da dire (ma sappiamo benissimo che non è così!)   
La scrittura non è per niente memorabile: rapida, fastidiosamente sperimentale, da neo-diplomato a un corso di scrittura creativa, eccelle solamente nell'utilizzo di metafore di cattivo gusto: paragonare gli sparuti ciuffi d'erba di un campo da baseball ai radi capelli di un malato di cancro, sinceramente, è roba da far accapponare la pelle.   
Ohio vorrebbe ritrarre la disperazione ed il vuoto della società nordamericana contemporanea, ma fallisce su tutta la linea: crea una serie di personaggi cinici e disillusi che, col passare delle pagine, si trasformano nella caricatura di loro stessi.    
Alla fine, quest'opera risulta talmente eccessiva, autoreferenziale e gravida di violenza gratuita da oscillare incessantemente dall'horror (rischiando addirittura la deriva splatter) alla farsa.
P.S. Premio ad honorem per il libro più antipatico degli ultimi anni! 


Consigliato a: coloro che sono curiosi di approfondire le nuove frontiere della letteratura USA contemporanea e a chi ama i romanzi corali, infarciti da una miriade di personaggi che interagiscono - più o meno consapevolmente - tra di loro. 


Voto: 5


mercoledì 16 settembre 2020

Silenzio elettorale, Drago Hedl

 

Credo che costituisca una novità assoluta - almeno per quanto riguarda il sottoscritto - parlare di un romanzo giallo ambientato nella penisola balcanica.
Silenzio elettorale, per l'appunto, rappresenta il primo volume di una trilogia ideata da Drago Hedl: un cronista e scrittore croato che, esercitando l'attività di giornalista investigativo, dimostra un'inconsueta familiarità con gli ambienti e le tecniche di questo difficile mestiere. 
Ma partiamo, come al solito, da un breve sunto della trama. 

Siamo nei pressi della città di Osijek, in un brillante giorno di primavera. Il corpo senza vita di una ragazzina viene rinvenuto sulle rive della Drava, l'affluente del Danubio che attraversa la cittadina croata.  
Le indagini sulla morte della giovane - tra l'altro senza identità - vengono affidate all'ispettore Vladimir Kovač che, al contrario dei superiori, non è per niente propenso a credere in un suicidio. L'incontro con il giornalista Stribor Kralj (una sorta di alter ego dello stesso Hedl?), lo spinge a fidarsi dell'istinto, sollecitandolo alla prosecuzione del lavoro investigativo nonostante le pressioni che giungono dall'alto per una rapida chiusura del caso. 
Nei giorni che precedono le elezioni, Kovač e Kralj scopriranno una pista che conduce agli ambienti più in vista della società: in particolare all'interno della cerchia del candidato che tutti considerano favorito

Si tratta del classico romanzo di genere che, per certi versi, fa un po' pensare alla trilogia di Stieg Larsson (sia per il ruolo preponderante del giornalismo investigativo sia per quanto riguarda l'indagine sui torbidi meccanismi della corruzione). Ben scritto e ben congegnato, con un'ottima ambientazione nella misconosciuta città di Osijek, si legge con crescente piacere.
La trama è sviluppata in maniera lineare, con personaggi che vengono descritti come se appartenessero a due schieramenti diversi: i cattivi sono sgradevoli, opportunisti e pronti a offrirsi al miglior offerente mentre i buoni - Stribor e Vladimir per l'inciso -  risultano testardi, incorruttibili e sempre pronti a sfidare il pericolo.
Certo, la trama gialla non è di prima mano - tanto che a metà libro siamo già in grado di individuare il colpevole - e l'autore, talvolta, risulta leggermente ripetitivo. L'idea di aprire la via ad un "noir dell'est Europa", però, è davvero originale ed il romanzo costituisce un ottimo punto di partenza per una serie che, speriamo, ci condurrà a scoprire fino in fondo i segreti più torbidi della società croata: un paese che sta scontando logiche difficoltà nell'adattarsi al regime democratico.


Consigliato a: coloro che amano le indagini concitate, i loschi incroci tra società e politica e le ambientazioni insolite ed a chiunque apprezzi i gialli/noir che scorrono rapidi come un treno nella notte.


Voto: 7,5/10



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domenica 13 settembre 2020

Invisibile, Paul Auster

 

Che Paul Auster sia considerato tra i più grandi romanzieri dell'America contemporanea non è una novità. La sua capacità di reinventarsi romanzo dopo romanzo è davvero unica e anche stavolta l'autore newyorchese riesce a centrare pienamente l'obiettivo, raccontando un'enigmatica e abbagliante storia di formazione che sa essere allo stesso tempo sorprendente e appassionante. 
Invisibile è un'opera costruita da quattro parti intrecciate - di cui solo la prima viene narrata dal protagonista - che raccontano un'unica storia che si dipana attraverso gli anni. 

Nella primavera del 1967, lo studente della Columbia University Adam Walker entra in contatto con il professore di scienze politiche Rudolf Born. Il docente si offre di sovvenzionare il giovane nella pubblicazione di una rivista letteraria che dovrà essere gestita e diretta dallo stesso Adam. Il loro connubio, però, si rompe improvvisamente a causa di un triangolo amoroso - il ragazzo comincia una relazione con la fidanzata di Born, Margot - ma soprattutto per le conseguenze di una rapina a tarda notte, terminata in maniera violenta.

Paul Auster è un scrittore unico; la sua capacità di scandagliare a fondo le nevrosi dell'uomo contemporaneo, descrivendo l'evoluzione di esistenze solitarie in un mondo spesso dominato dalla casualità, è davvero inarrivabile. Anche questo romanzo ripercorre i temi prediletti dall'autore: il carattere mutevole delle identità, il peso delle  illusioni, il persistente senso di paura che attanaglia l'animo umano e, last but not least, le scelte di personaggi che finiscono con l'essere prede inermi di circostanze su cui non hanno il minimo controllo.
Credo che il punto focale dell'intera narrazione verta sull'interpretazione del passato, che appare alla stregua di una "proiezione di desiderio" che si sviluppa e si deforma in maniera imprevista; un passato che viene ricostruito attraverso una serie di testimonianze armonizzate ma non sempre concordanti.
Lo stile di scrittura è fluido ed elegante; la trama è enigmatica al punto giusto, in grado di utilizzare registri narrativi diversi con notevole maestria.
Unico difetto - a volerne cercare uno per forza - è il limitato sviluppo della trama: talvolta, il vecchio Paul eccede un pochino in autoreferenzialità... ma siamo comunque disposti a perdonarlo, vista la valenza generale delle opere che ci ha regalato nel corso degli anni.  
In conclusione, se siete alla ricerca di un libro dal significato compiuto e inattaccabile, dotato di una morale o un punto di approdo definitivo... Invisibile non fa assolutamente al caso vostro. Se invece cercate un romanzo in cui la finzione si trasformi in qualcosa di abbagliante, credibile e talvolta scioccante, ed in cui l'analisi intellettuale non diventi prevedibile, lo amerete alla follia.


Consigliato a: coloro che amano lasciarsi stupire dall'evoluzione delle trame e dei personaggi e a chi senta la necessità di libri che fanno riflettere a lungo sull'umana esistenza, dominata dal fato e dalla sua imprevedibilità .


Voto: 7,5/10









mercoledì 9 settembre 2020

Che ne è stato di te, Buzz Aldrin?, Johan Harstad


Questo libro è stato, per me, una graditissima sorpresa. Ambientato fra la Norvegia e le misconosciute isole Fær Øer, racconta la storia di Mattias: un giovane che ha scelto - all'interno della sua vita - di non interpretare il ruolo di protagonista ma di limitarsi a essere un'utile comparsa.. 

"Certe persone non vogliono il mondo intero, anche se potrebbero averlo. Certe persone non vogliono un paese tutto per loro. Certi vogliono solo essere una parte del tutto. Utile, anche se modesta. Non tutti hanno bisogno del mondo intero."

Mattias è nato il 20 luglio 1969, nel momento in cui Neil Armstrong sta per mettere il piede sulla luna. Tuttavia, anziché da Armstrong, è sempre stato attratto dalla figura di Buzz Aldrin, il secondo membro dell'Apollo 11 a scendere sul territorio lunare. Un personaggio quasi di contorno, che spesso viene lasciato da parte fino a scomparire dagli anfratti della memoria. 
Non tutti vogliono primeggiare, dirigere un'azienda o diventare famosi. A qualcuno piace invece risultare invisibile, come la segretaria che resta fuori dalle porte della riunione o come l'autista che guida la macchina del capo nel giorno di Pasqua; nel mondo di chi vuol essere protagonista a tutti i costi c'è anche qualcuno vuole assistere alla proiezione del film senza esserci dentro.
Mattias, però, sta passando un momento difficile: la sua fiducia sta crollando, le sue sicurezze vengono meno e, per una serie di sfortunati eventi, si ritrova a vivere alle Isole Fær Øer in una comunità di ex pazienti psichiatrici.
Proprio lì, ai confini del mondo, assisteremo alla sua rinascita e seguiremo il suo percorso di crescita e di maturazione.

Che ne è stato di te, Buzz Aldrin è un riuscito romanzo di formazione che racconta - in maniera dura e al tempo stesso delicata - la disperazione e il senso di vuoto che a volte attanagliano l'essere umano. Pur aprendo una porta sulla complessità dell'anima, riesce ad essere scorrevole e avvincente, evitando i pericolosi scogli della noia e della pesantezza (su cui si sono infrante, talvolta, opere dal contenuto similare).
Si tratta di un libro che riguarda, sostanzialmente, due desideri in apparenza contrastanti: quello di essere amati e quello di voler risultare invisibili agli occhi del mondo. 
Purtroppo, la retorica che divide l'umanità in vincenti e perdenti è spesso crudele: talvolta è davvero complicato comprendere fino in fondo le persone diverse da noi. Seguendo il percorso di Mattias, riusciremo invece nell'intento: capiremo che la sua scelta non è quella di vivere nell'assoluta mediocrità, ma una titanica volontà di essere sé stesso fino in fondo, mostrando il coraggio delle proprie scelte... che talvolta lo spingono a fuggire ma in altri casi a rimanere.
Questo è un romanzo che ci racconta un sacco di cose: le isole Fær Øer, i viaggi nello spazio e gli sbarchi sulla luna ma anche le difficoltà di costruire una vascello artigianale, la musica pop scandinava e un'oceano immenso da attraversare.
A mio giudizio... una delle migliori letture di questo proficuo 2020!


Consigliato a: coloro che vogliono leggere un romanzo intenso ed emozionante come pochi altri e a chiunque ami i personaggi che credono fino in fondo nelle proprie scelte.


Voto: 8,5/10


Gio    


venerdì 4 settembre 2020

Vivere!, Yu Hua


Yu Hua è senza ombra di dubbio uno degli autori più influenti della Cina di oggi oltreché uno dei più acclamati della nuova generazione di scrittori dell'estremo oriente. Dopo aver fatto la sua conoscenza attraverso il notevole Cronache di un venditore di sangue, ho deciso di proseguire la lettura delle sue opere con Vivere! che, grazie anche alla trasposizione cinematografica di Zhang Yimou, è probabilmente il suo romanzo più famoso. Com'è andata? Se proseguite nella lettura... lo saprete presto!

Vivere! si apre con un artificio letterario: un racconto all'interno del racconto. A dieci anni di distanza, infatti, il narratore ci parla della sua esperienza nelle campagne, quando si recò per raccogliere ballate popolari e fece la conoscenza di un anziano contadino di nome Fugui, intento ad arare la terra con il suo bufalo. 
Di discendenza molto agiata, Fugui era considerato la vera e propria "pecora nera" della famiglia: una sciagurata notte aveva perso al gioco tutto quanto il patrimonio. Da lì in avanti era cominciata la rovina e l'uomo era stato costretto a ricominciare una nuova vita: per risollevarsi aveva dovuto sopportare la dura fatica del lavoro nei campi, lottando quotidianamente con miseria e privazioni. 
In questa difficile sfida, però, Fugui non era solo; era riuscito a ricavare la forza necessaria a non soccombere dall'amata moglie Jiazhen, dalla brava figlia Fengxia e dal piccolo Youqing. 

A mio parere, questo è uno dei libri che andrebbe letto (oltre che fatto leggere) per la sua capacità di insegnare un messaggio molto importante: anche nei momenti più difficili è indispensabile mantenere l'ottimismo nei confronti del mondo che ci circonda. Il protagonista, passando attraverso la fame e la povertà, la guerra e la carestia, riuscirà pian piano a comprendere il senso delle cose e il valore degli affetti famigliari.
Se dovessimo inserire questo libro in una corrente letteraria, propenderei per il neorealismo, in una versione meno drammatica e più pacata.
Romanzi come Vivere! insegnano a considerare tutto ciò che ci circonda con uno sguardo pieno di empatia; facendo leva su uno stile semplice e intriso di ironia, questo libro fa emergere fino in fondo la forza e la perseveranza dell'essere umano.
La famiglia diventa un punto fermo attorno cui è possibile costruire se non la felicità almeno un suo simulacro: nel rispetto della della tradizione confuciana che vede proprio nel rispetto della famiglia (oltreché dello Stato) il valore supremo a cui fare riferimento.


Consigliato a: coloro che amano i romanzi intrisi di realismo e ironia e a chiunque voglia fare la conoscenza di uno dei più grandi narratori della Cina contemporanea.


Voto: 8/10


mercoledì 2 settembre 2020

Il fattore umano, Graham Greene


Molto spesso la letteratura di genere viene catalogata come “di serie B”. Si tratta di un'asserzione del tutto errata - oltreché presuntuosa - in quanto ci sono opere che, pur essendo inserite all'interno di un "genere", riescono a penetrarlo/stravolgerlo/rielaborarlo per comunicare al pubblico idee, approcci e valutazioni niente affatto comuni. 
Questo è proprio il caso di Il fattore umano, l'ultima spy-story scritta da Graham Greene (1978): una vicenda pessimista e avvincente, ambientata in piena Guerra Fredda, in cui l'autore - attingendo all'esperienza maturata all'interno del controspionaggio britannico - riesce a comunicare ai lettori che cosa volesse veramente dire lavorare per l'Agenzia.

Maurice Castle, anziano e stimato agente segreto, svolge un lavoro piuttosto monotono nella sede dell'MI6. La sua esistenza procede in maniera tranquilla: ha una moglie, un figlio, un cane e si reca al lavoro in treno. Castle ha conosciuto la consorte - una donna di colore - in Africa e, per salvarla dall'arresto, si è impegnato a fornire ai servizi segreti sovietici delle informazioni sulle operazioni britanniche in quei luoghi. 
I servizi, indagando sulla fuga di notizie, giungono però ad identificare un colpevole sbagliato: il collega di Castle, Arthur Davis, il quale viene repentinamente assassinato. I sospetti su Castle, però, non svaniscono del tutto: Muller, un collaboratore sudafricano dello spionaggio inglese, è pronto a rendergli la vita difficile. 

Questo romanzo, più che al classico libro di genere, somiglia a un piccolo ma esaustivo trattato sul duro mestiere di spia. Riesce infatti a indirizzare uno sguardo realistico su ciò che rappresentava la vita nell'intelligence all'epoca della cortina di ferro, facendo leva su una narrazione scevra dalla violenza e dall'irrealtà delle storie che allora andavano per la maggiore (vedi James Bond), identificando il Servizio per la Patria come un vero e proprio stile di vita. 
Risulta interessante la maniera in cui viene rappresentata l'ipocrisia delle relazioni tra Gran Bretagna e Sud Africa in epoca di Apartheid: nonostante il blocco occidentale si opponesse pubblicamente alla segregazione razziale, non si poteva lasciare che una parte rilevante del continente africano cadesse in mano al potere nero e al comunismo. 
I richiami letterari, disseminati all'interno dell'opera, fanno emergere lo spessore culturale di Graham Greene che, per l'ennesima volta, dimostra di non essere soltanto un eccellente autore di gialli ma anche uno tra i più importanti scrittori del Novecento. 
Probabilmente la prosa di Greene non è invecchiata benissimo: col suo afflato british e le sue ampollosità, talvolta, perde un pochino di mordente. Al di là di tutto, Il fattore umano è un libro importante, che vale la pena di leggere anche ai nostri giorni e che rappresenta il canto del cigno di un mondo che, dopo la caduta del Muro di Berlino, non sarà mai più lo stesso. 


Consigliato a: coloro che amano le spy-story ben congegnate e realisticamente fondate a a chiunque voglia farsi un'idea dei servizi segreti negli ultimi anni della Guerra Fredda. 


Voto: 7,5/10


Gio