domenica 17 gennaio 2021

L'imperatore di Portugallia, Selma Lagerlöf

 

Selma Lagerlöf fu, nel 1909, la prima donna ad essere insignita del Premio Nobel per la Letteratura. È giusto e doveroso, pertanto, andare alla scoperta di quest'autrice che fu definita da Marguerite Yourcenar come "la più grande scrittrice dell'Ottocento".  
Come punto di partenza ho scelto L'imperatore di Portugallia, opera della maturità (composta qualche anno dopo il riconoscimento da parte dell'Accademia di Svezia), in cui emerge ad ogni passo l'ingegnosa combinazione di talento narrativo e intuizione psicologica. 
Partiamo, come sempre, da un rapido accenno della trama.

Jan è un povero contadino che sta rapidamente invecchiando quando, del tutto inaspettatamente, diventa padre di una bella bambina di nome Klara Gulla. La nascita stravolge del tutto la vita di Jan, rendendolo orgoglioso e pregno di un amore mai provato fino in quel momento. Quando Klara Gulla, ormai cresciuta, si allontanerà dalla casa familiare per cercare fortuna, finendo col bazzicare loschi giri, il padre - incapace di accettare la dolorosa realtà - finirà coll'inventarsene una tutta sua, personalissima e sorprendente, in cui credere: quella di essere imperatore di uno stato immaginifico chiamato Portugallia.

Si tratta di un romanzo struggente e delicato, dall'aspetto quasi fiabesco. La storia del sentimento che lega Jan alla figlia è l'immagine di un'amore paterno infinito, capace di valicare tutti i confini fino a spingere lo sventurato genitore a vagare nei territori della follia.
Sono tre differenti stati d'animo, in particolare, a contrassegnare lo svolgimento narrativo. Abbiamo dapprima gli anni felici, in cui Klara Gulla cresce fino a diventare una bella donna; giungono poi i tempi più difficili in cui la figlia si allontana dalla casa dei suoi genitori e, infine, il momento del ritorno, che chiuderà la vicenda ristabilendo equilibri e facendo luce sulla realtà.  
Selma Lagerlöf riesce a raccontare benissimo la società dell'epoca, soprattutto per quanto concerne le classi inferiori e più sfruttate: con garbo intriso da un'intima pietà mette al centro della trama coloro che si trovano più in basso; uomini e donne che, pur non possedendo assolutamente nulla, possono ancora essere derubati di qualcos'altro. Allo stesso tempo, l'autrice scrive di un mondo lontano che sa essere ancora attuale, puntando l'obiettivo sulla forza appassionata dell'amore: un sentimento che può essere liberazione, coercizione e forza devastante.
Questo libro, pur avendo l'apparenza di un apologo morale, risulta del tutto imprevedibile nei suoi sviluppi. Più di parecchie altre opere, ci mostra quanto può essere dura la vita per le persone e quanto rapidamente possano cambiare le circostanze, trasmettendoci un messaggio importantissimo: che non sono gli esseri umani a decidere su ciò che accade nella loro esistenza.


Consigliato a: coloro che amano la letteratura nordica, intrisa di un'aura quasi fiabesca e contraddistinta da personaggi ben caratterizzati e inseriti in un contesto sociale credibile, e a chiunque voglia fare la conoscenza di un'autrice di cui non si parla molto ma che va sicuramente annoverata tra le figure più importanti della letteratura tra Otto e Novecento. 


Voto: 8/10


Gio    


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