lunedì 13 aprile 2020

L'animale morente, Philip Roth


L'animale morente, probabilmente, non verrà ricordato come il miglior lavoro di Philip Roth. Al di là di tutto, si tratta di una storia estremamente coinvolgente, che ha come protagonista una sorta di alter ego dello scrittore, David Kapesh (già comparso in due opere precedenti), che si rivolge all'uditorio dei lettori con un lungo monologo: si passa così, nello spazio di poche pagine, dal divertente al grottesco, dall'erotico al toccante. Sono davvero pochi gli scrittori che sanno essere "brutalmente onesti" su se stessi e sul mondo che li circonda; Roth, in questo caso, dimostra un acume ed una capacità di indagare la psicologia del personaggio davvero inarrivabile.

Il professor David Kepesh, per lunghi anni, ha tenuto fede al suo giuramento di non avere mai una relazione fissa con una donna. Un giorno, però, incontra la ventiquattrenne di origine cubana Consuela Castillo: una ragazza di una bellezza esplosiva e conturbante, per il cui seno - un feticcio già sviluppato in altri romanzi - l'anziano docente subisce un'irresistibile attrazione.
Consuelo finirà con lo stravolgere completamente la vita di David, senza che lui abbia la possibilità di sfuggirle. L'uomo si troverà così ingabbiato, senza volerlo, in una situazione inaspettata, trascinato da una forza ingovernabile che mai aveva percepito prima di allora.

Sinceramente, ho preferito il Roth di altri romanzi più dialettici e ad ad ampio respiro,che ho trovato certamente meno frammentari e più articolati nel flusso narrativo (ad esempio Ho sposato un comunista o La macchia umana). Invece, se devo far riferimento al Roth che parla di "sesso", è innegabile che Lamento di Portnoy e Il teatro di Sabbath abbiano uno spessore superiore a questo racconto breve che, seppur profondo e meditativo, risulta troppo rapido nell'esposizione.
Appare comunque evidente come Roth abbia deciso di abbandonare il "postmodernismo" dei romanzi che avevano come figura narrante l'uomo di mezza età Nathan Zuckerman e si sia indirizzato verso le riflessioni più intime di un uomo sicuramente più anziano, che vive in maniera difficile i suoi dubbi, le sue ossessioni e la sua angoscia.
Roth costruisce un'articolata analisi sul desiderio e sulla mortalità, pregna di ottime riflessioni sull'identità individuale e sessuale, sull'elaborazione del lutto e sull'amicizia. Di assoluto rilievo è una lunga e ponderata riflessione sulla rivoluzione sessuale americana degli anni sessanta  e sui cambiamenti apportati nel costume e nei modi di vivere.
E quando si arriva all'ultima pagina, si capisce di aver letto un libro capace, come pochi altri, di percuotere e colpire duro, lasciando nel lettore un filo di turbamento.


Consigliato a: coloro che apprezzano le profonde riflessioni sull'individuo, accompagnate da un'encomiabile analisi psicologica, ed a chiunque ami i lunghi monologhi che riescono a farci percepire le ossessioni, i vizi e i desideri insiti nell'umana costituzione.


Voto: 7,5/10  




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