domenica 24 maggio 2020

Cuore di tenebra, Joseph Conrad



In questo periodo, come avrete sicuramente notato, sto recuperando un sacco di libri che ogni amante della letteratura dovrebbe leggere a prescindere. Cuore di tenebra di Conrad, sicuramente, fa parte di questo gruppo: un classico che è certamente tra i più citati al mondo ed a cui sono stati tributati decine di omaggi da parte di ogni genere di media (film, brani musicali e persino trasposizioni televisive).
Parto subito da una costatazione (del tutto personale):
1) Si tratta, indubbiamente, di un grande romanzo (seppur piccolo come numero di pagine);
2) Purtroppo, non è invecchiato benissimo: la scrittura, a volte, è un poco pesante e di tanto in tanto si corre il rischio di perdere il filo del discorso.  
Ma andiamo con ordine, partendo dalla trama...

Tempo presente: A bordo dello yacht Nellie, cinque uomini attendono il vento favorevole per poter prendere il largo. Uno di loro, Charles Marlow, decide di raccontare agli altri membri dell'equipaggio la storia del suo viaggio lungo il fiume Congo, al centro dell'Africa. 
Tempo passato: Assunto da una Compagnia commerciale belga che commercia in avorio, Marlow rimane colpito sin da subito dal paesaggio dell’Africa coloniale, selvaggio e allo stesso tempo oggetto di devastazione. Giunto presso il campo base della Compagnia, si accorge dell'impietoso sfruttamento dei bianchi sulla popolazione di colore, ridotta in schiavitù. In particolare, diventa vittima di una vera e propria ossessione nei confronti del commerciante di avorio Kurtz, che è stato letteralmente divinizzato dagli indigeni, soggiogati dal suo aspetto e dalla sua feroce determinazione. 

Partiamo da un'inevitabile premessa: Cuore di tenebra non è sicuramente un libro facile da leggere. Cupo, duro ed angosciante, ci racconta un viaggio indimenticabile in mezzo a territori oscuri e misteriosi, in cui emerge inesorabilmente la brutalità del colonialismo europeo nel cuore dell’Africa nera.
Il significato di fondo pare evidente: quando all'uomo viene concessa la libertà di fare tutto ciò che vuole, senza nessuna regola, diventa l'essere più malvagio e spietato sulla faccia della terra. 
Nonostante la lettura risulti poco scorrevole, con frequenti salti temporali che sottraggono dinamicità alla trama, la narrazione ha un impatto quasi magnetico sulla mente del lettore, che si vede risucchiato all'interno di un altrove ultraterreno dove dominano la violenza  e la sopraffazione. 
Lo stile dell'autore non è, almeno per quanto mi riguarda, particolarmente coinvolgente: in alcune parti è stato arduo tenere desta l’attenzione.
I personaggi non sono particolarmente sviluppati; forse il solo narratore Charles Marlow si eleva sugli altri per consistenza e caratterizzazione. Lo stesso Kurtz non possiede una propria definita individualità, forse per il fatto di esistere - essenzialmente - nelle descrizioni che gli altri comprimari fanno di lui.
Probabilmente il difetto congenito dell'opera è quella di riuscire a toccare più la mente che il cuore del pubblico a cui è destinata; al di là di tutto rimane una pietra miliare nella letteratura a cavallo tra Otto e Novecento ed un classico imprescindibile per chiunque.


Consigliato a: chi vuol (ri)scoprire un libro sintomatico di un'epoca, dal respiro a tratti ansiogeno e brutale, che rientra a pieno diritto tra le opere più importanti della letteratura del Novecento.


Voto: 7/10



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