domenica 15 novembre 2020

Il settimo giorno, Yu Hua

 


Con Il settimo giorno Yu Hua squarcia il velo dietro cui si nasconde la Cina contemporanea, costruendo una critica spietata a una nazione che si è venuta a trovare sospesa - e in equilibrio piuttosto precario -  fra comunismo e capitalismo.
Allo stesso tempo riesce a trasmettere una surreale rappresentazione di cosa accade al momento della morte, senza disdegnare uno sguardo struggente nei confronti delle relazioni che instauriamo nel corso della nostra esistenza terrena.
Da tutto ciò scaturisce un libro malinconico e poetico, che risulta però ricoperto da una patina di feroce ironia
Partiamo dalla trama. 

Il protagonista Yang Fei esce di casa, una mattina, e scopre di essere in ritardo per la propria cremazione. Inizia così l'allucinato viaggio nell'Aldilà di un uomo che ha vissuto sulla sua pelle le contraddizioni della Cina di oggi. Nel suo viaggio lungo sette giorni, incontrerà persone scomparse da tempo che gli faranno capire che il vero inferno si cela nell'Aldiquà. 
Col suo lento procedere, si troverà ad affrontare brutture difficili da accettare: corruzione, traffico di organi, cibo adulterato, feti gettati nel fiume e demolizioni forzate. Al termine del suo percorso il buon Yang Fei comprenderà come la morte porti in sé l'innata capacità di livellare le diseguaglianze tra gli esseri umani (principio già sostenuto dall'esimio Marchese De Curtis in La livella).  

La Cina del ventunesimo secolo viene rappresentata, in questo romanzo, come un Paese sospeso tra “aldiquà” e “aldilà”. L'intento di denuncia sociale è evidente: viene raccontato il disagio di un popolo che si dimostra incapace di affrontare i rapidi cambiamenti all’interno di una nazione in difficoltà, che pare aver lasciato per strada valori fondamentali come il rispetto, la pietà e l’amore per i propri simili. 
Pur facendoci transitare attraverso il paese dei morti, l'autore ci fa comprendere che la destinazione finale di questo viaggio è rappresentata dall’amore per la vita: la chiusura del romanzo, a questo proposito, è esemplare.
Lo stile narrativo è dinamico, a tratti sperimentale, ma intriso da un lirismo struggente che non è mai sdolcinato. Forse, di tanto in tanto, si percepisce la mancanza di un vero e proprio filo conduttore: ci sono salti temporali e di ambientazione che stridono un po' con l'impianto generale. 
Le similitudini con I tredici passi del connazionale Mo Yan sono notevoli, quasi ci fosse un urgenza - da parte della letteratura dell'estremo oriente - di raccontare un momento storico complicato appellandosi a una visione fantastica, quasi onirica delle cose.     
Al di là di tutto, nonostante il sottoscritto preferisca lo Yu Hua più (neo)realista - quello di Vivere e di Cronache di un venditore di sangue - ritengo che Il settimo giorno sia un libro necessario per la sua capacità di rappresentare in maniera precisa e puntuale le contraddizioni del mondo contemporaneo.


Consigliato a: chi vuole comprendere le storture e le contraddizioni della Cina di oggi attraverso un'opera di fantasia, provocatoria e surreale, ma capace di ritrarre la realtà in maniera più efficace di tanti saggi sull'argomento.


Voto: 7/10


Gio   



Nessun commento:

Posta un commento