venerdì 17 aprile 2020

L'insostenibile leggerezza dell'essere, Milan Kundera


Un romanzo che ha fatto epoca. Un titolo enigmatico, dalla cadenza lieve e suadente come quella di una sinfonia musicale, che è entrato a far parte del linguaggio comune. Un libro che, attraverso i drammi dei suoi protagonisti, riesce a raccontare la storia di esistenze in cui anima e corpo sembrano quasi entità antitetiche e divergenti.
Questo - e forse molto di più - rappresenta L'insostenibile leggerezza dell'essere di Milan Kundera, una delle opere cardine degli anni Ottanta del secolo scorso.

La vicenda si svolge nel periodo compreso tra la Primavera di Praga e la successiva invasione da parte delle truppe corazzate sovietiche. I personaggi centrali del romanzo sono due coppie di innamorati: Tomas e Tereza; Sabina e Franz.
Tomas e Teresa sono due persone molto particolari: nonostante l'amore che li lega, il loro rapporto è costantemente disturbato dall'infedeltà dell'uomo e dai problemi della donna che, pur cercando di comprendere la vacuità dei suoi tradimenti, è spesso vittima di depressione ed incubi.
La seconda coppia è formata da Sabina, una pittrice ceca (ex amante di Tomas) incapace di rispettare i principi morali, e dallo svizzero Franz, professore universitario e giornalista anarchico, lontano dall'assumere con fermezza un preciso punto di vista politico o esistenziale.
Seguiremo le loro esistenze, fragili e irrequiete, ferventi e sincere, sullo sfondo di quella rivoluzione - dolce, inattesa e generatrice di sogni di speranza ed indipendenza - destinata ad essere spazzata via dalla potenza incontrastabile del moloch sovietico.

Si tratta di un romanzo-saggio pieno di  excursus storico-politici e di dissertazioni filosofiche di grande spessore. Il volume va affrontato con molta cautela: la trama non rispetta affatto l'unità di azione, che viene costantemente infranta per essere sostituita da altre meno evidenti "convergenze" letterarie: quelle dei temi affrontati, dei personaggi comuni e dei motivi ricorrenti nelle singole parti del libro.
Capitoli a carattere quasi saggistico si alternano - talvolta un po' troppo bruscamente - ad altri a carattere quasi essenzialmente narrativo, in un flusso in cui si intersecano vicende di vita e di morte, di amore e di tradimento, di filosofia e di guerra.
Attraverso le storie dei quattro protagonisti - di cui descrive magistralmente l'animo, sviscerandone fino in fondo i sentimenti - Kundera ci spinge a riflettere su questioni assai rilevanti: l'infedeltà, la paura dell’abbandono, le mancate corrispondenze, gli errori, le cadute. La verità - crudele e spietata - viene raccontata in maniera dolorosa in ossequio ad una  psicologia dei personaggi talmente reale da spingerci, talvolta, a condividere l'essenza del loro pensiero.
L'unico dubbio che osiamo porci riguarda il fatto se questo libro sia invecchiato bene - e sia quindi destinato, prima o poi, ad entrare nell'Olimpo dei classici senza tempo - o se risulti un pochino datato nell'impianto e nei messaggi che intende trasmettere. Al momento, però, non siamo in grado di rispondere al quesito: sarà la storia a fornire il definitivo responso.


Consigliato a: coloro che vogliono (ri)scoprire un classico moderno, in cui l'elemento narrativo e quello filosofico vanno spesso a braccetto, ed a chiunque desideri affrontare da vicino le vicende di intellettuali ed artisti nel corso della Primavera di Praga: un vero simbolo di rinascita e cambiamento al di là della cortina di ferro, crudelmente stroncato dalla dittatura sovietica. 


Voto: 7,5/10 
   


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