domenica 1 marzo 2020

Anello di piombo, Piero Colaprico



Ritorna l’ispettore Francesco Bagni, già protagonista della Trilogia della città di M - Premio Scerbanenco nel lontano 2004 - e di La strategia del gambero.
Ben vengano gialli di questo tipo - questa è la mia prima considerazione - che, oltre a funzionare dal punto di vista dell'indagine poliziesca, fanno riscoprire al lettore uno dei momenti più oscuri nella storia del nostro paese: i cosiddetti "anni di piombo".
Piero Colaprico, oltre a costruire un buon plot ad incastro, indirizza di frequente lo sguardo alla Milano degli anni Settanta, riaprendo pagine che, purtroppo, rappresentano ancor oggi una ferita indelebile sulla pelle di tutti noi: la strategia della tensione, il terrorismo di estrema destra, le stragi senza colpevoli.    
Ma partiamo dalla trama, come sempre...

Siamo a Milano, negli anni Ottanta. Lo psichiatra Eleuterio Rupp viene ucciso a revolverate sotto casa sua. La Questura di Milano dà l'incarico di risolvere l'enigma ai suoi migliori poliziotti, ma nei giorni successivi due di loro vengono ritrovati morti. Tra le vittime, l’amico e mentore di Bagni Sebastiano Nesi, soprannominato "Tanone".
Alcuni anni dopo l'ispettore Bagni riprende l'indagine su quei misteriosi delitti. Nella sua ricerca della verità è guidato da un diario - pieno di indizi e di suggerimenti - che era stato redatto dallo stesso Nesi durante quei giorni febbrili. 
Passo dopo passo, arriverà a stabilire dei legami tra l'omicidio dello psichiatra e la bomba di piazza Fontana, aprendo una nuova prospettiva su alcuni eventi drammatici del nostro recente passato.  

Anello di piombo è una lettura scorrevole, trascinante e coinvolgente, che fa riflettere sui tanti misteri del Bel Paese. Con uno stile quasi giornalistico, rapido ed avvincente, Colaprico affronta un pezzo di storia italiana tuttora irrisolta; la trama gialla lo aiuta a raccontare un'epoca neanche troppo lontana, dove le lotte intestine tra i servizi "deviati", forze politiche e criminalità producevano conseguenze laceranti per il tessuto connettivo della società. 
Di tanto in tanto, la trama gialla sembra mostrare un po' la corda, trasformandosi quasi in una sorta di "pretesto" per raccontare un passato scomodo e difficile; d'altra parte l'argomento "Piazza Fontana" è già stato sviscerato decine di volte: sia dalla saggistica sia dalla letteratura (di genere e non). Inoltre - a mio personalissimo parere - l'ispettore Bagni fatica un pochettino ad imporsi al "centro dell'attenzione", apparendo spesso come un galoppino al servizio dell'autore piuttosto che come uno sbirro dotato di autonomo carisma e spessore.           
Resta comunque un romanzo interessante, che scorre rapidamente, supportato da uno stile fluido ed essenziale che lo farà apprezzare non solo agli appassionati di "Storia Patria", ma anche da coloro che cercano una lettura di genere, liscia ed appassionante, a cui abbandonarsi senza remore.   


Consigliato a: coloro che amano i gialli a sfondo storico, che riaprono pagine importanti della storia italiana, ed a chiunque apprezzi i libri scorrevoli e coinvolgenti.


Voto: 7/10








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