domenica 17 maggio 2020

Niente lieto fine, Paco Ignacio Taibo II


Si narra che quando Taibo decise di far morire Héctor Belascoarán Shayne, il protagonista dei suoi romanzi, i muri di Città del Messico si riempirono di scritte del tipo "Belascoarán, per favore ritorna!"
I libri incentrati su questo originale personaggio – un assoluto antieroe, guercio e sfigato, che dopo aver abbandonato un lavoro sicuro ha scelto la strada delle investigazioni private - non sono esclusivamente dei comuni polizieschi, ma hanno il merito di riuscire a descrivere molto bene la società messicana: un paese in cui proliferano la precarietà e la diffusa corruzione, ma anche l’umorismo e la voglia di vivere di un popolo.

Torniamo per un attimo alla figura del protagonista. Figlio di un basco e di una irlandese (da qui il deriva il doppio cognome), Héctor condivide l'ufficio con un tappezziere, un idraulico e un ingegnere fognario; ha un fratello schierato a sinistra, una sorella divorziata ed una strana fidanzata con la coda di cavallo.
Stavolta, il nostro amico rinviene nel bagno dell'ufficio il cadavere di un uomo travestito da antico romano, con tanto di elmo ed armatura. Qualche tempo dopo, riceve una busta contenente la fotografia di un altro cadavere ed un invito a non immischiarsi, corredato da un biglietto aereo per New York. Belascoarán, ovviamente, farà l'esatto contrario: si tufferà anima e corpo in un'indagine assai complessa, che si trasformerà a poco a poco in una sorta di incubo ad occhi aperti. 

Le opere di Taibo non ricorrono alla suspense tipica dei romanzi anglo-americani (fatta eccezione per la violenza di alcune situazioni, che a volte lo avvicinano ai romanzi neri di matrice yankee); il loro sviluppo, in realtà, è strettamente connesso alla realtà messicana degli anni Settanta/Ottanta. È la figura del detective - e non la polizia - a dominare la scena e la serie di crimini che ci vengono raccontati mostrano lo scarso valore attribuito alla vita umana in Messico: una nazione in cui le persone sopravvivono grazie a piccoli lavori precari ed in cui la famiglia rappresenta l'unica "confort zone" in cui si può trovare un minimo di appoggio e di consolazione.
La trama coniuga molto bene suspense e comicità, attraverso un crescendo narrativo che cattura il lettore sin dalle prime pagine. Miscelando tocchi di humour raffinato al folklore messicano, Taibo riesce a raccontare il dramma di una nazione funestata da un'intollerabile violenza urbana quotidiana; una brutalità strettamente connessa agli intrighi di quel potere - laido, corrotto e irriverente - che domina la realtà politica nazionale. 

P.S. Purtroppo la casa editrice Marco Tropea, che ha pubblicato la serie imperniata su Héctor Belascoarán Shayne, è fallita nel 2014. Attendiamo con trepidazione che qualcuno rilevi i diritti delle opere e le ripubblichi (possibilmente in ordine cronologico). Nell'attesa... armatevi di santa pazienza e setacciate i mercatini dell'usato! 


Consigliato a: coloro che credono che la letteratura poliziesca non sia solo un gioco fine a se stesso, ma uno strumento per raccontare i mali della società contemporanea, ed a chiunque voglia fare la conoscenza di un private-eye indimenticabile, degno erede degli eroi di Chandler, Hammett e Ross Mac Donald.


Voto: 7,5/10 


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