giovedì 4 ottobre 2018

Dopo la guerra, Hervè Le Corre


Fu il giudizio entusiastico di Massimo Carlotto, nel 2015, a spingermi alla lettura di questo romanzo: alla fine, non potei far altro che confermare la sua opinione.
Dopo la guerra è un grandissimo noir, supportato da un’ottima ricostruzione storica e da una trama solidissima, che fuoriesce dagli schemi della letteratura di genere ed arriva ad esplorare concetti di valenza universale quali la morale comune, la sete di giustizia, la crudeltà umana ed il desiderio di vendetta.
Nella Bordeaux del dopoguerra, che si sta ripulendo dalle scorie del secondo conflitto mondiale, si  intrecciano le vicende di tre personaggi: un giovane meccanico in partenza per la Guerra d’Algeria, un poliziotto corrotto già in combutta con la Gestapo ed un sopravvissuto ai lager in cerca  di vendetta.

Il paragone con Izzo può essere calzante soprattutto per quanto concerne l'identificazione tra i personaggi ed il tessuto cittadino; Hervé Le Corre, in realtà, è molto più simile ad altri maestri del noir, quali Malet o Manchette, o ad un contemporaneo quale Varenne.
La vicenda, nera e drammatica, è trascinante, concitata e mai banale. I “buoni”, semplicemente, non esistono: il vendicatore tornato inaspettatamente dal passato ed il “flic” corrotto ed opportunista si affronteranno in un duello senza esclusione di colpi, che molto deve all’iconografia western, con il giovane Daniel a fare da ignaro spettatore.
Ma la vera forza del romanzo sta soprattutto nella scrittura: elegante, morbida, avvolgente, a tratti persino poetica. Le Corre disegna magistralmente i propri personaggi, che risultano allo stesso tempo realistici e spregiudicati.

La descrizione di Bordeaux è accurata e suggestiva: la città, gelida e inquietante in inverno, grigia e polverosa nella stagione calda, diventa a pieno titolo protagonista della vicenda, al pari dei personaggi. E all’interno del romanzo – quasi come una sorta di “gemello siamese” intimamente legato alla vicenda principale – troviamo il drammatico resoconto della Guerra d’Algeria, vissuta in prima persona dal giovane Daniel: un conflitto insensato e sanguinario, combattuto sotto lo sguardo implacabile del sole africano, in una luce bianca e insistente che aggredisce esseri e cose, trascinandoli a poco a poco in un inferno senza fine. 
Alla fine dei conti, catalogare Dopo la  guerra nel novero della letteratura noir risulterebbe persino riduttivo. Si tratta di un eccellente romanzo in senso lato, scritto in base agli stilemi della più alta letteratura e capace di regalarci un’immagine della Francia degli anni sessanta in cui la crudeltà ed il disonore degli esseri umani, nel loro vivere abbietto e disonesto, si disvelano pagina dopo pagina. Ed in cui il cinismo, purtroppo,  la fa da padrone assoluto.


Consigliato a: coloro che amano i romanzi intensi, eleganti e pieni di atmosfera ed a chiunque voglia affrontare uno degli autori di punta del noir francese contemporaneo, con la sua notevole capacità di utilizzare un "genere" per raccontare la società.


Voto: 7,5/10


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