venerdì 11 maggio 2018

Trilogia della città di K., Agota Kristof


Premetto che, più che di una normale recensione, si tratta dell'espressione di un vero e proprio stato d'animo.
Ho affrontato questo romanzo - o, meglio, questa trilogia di romanzi intimamente connessi - con una sorta di timore quasi reverenziale. 
I giudizi che avevo letto prima di addentrarmi nella lettura, seppur diversi l'uno dall'altro, concordavano sostanzialmente su un aspetto: la durezza del racconto,  una durezza glaciale, crudele, forte come un pugno nello stomaco. 
Secondo me, a questo libro possono essere date due diverse chiavi di lettura, a seconda del fatto che lo si interpreti in chiave realistica ovvero ci si abbandoni al lato fiabesco della vicenda. 
Io ho preferito tralasciare qualsiasi intento di verosimiglianza con la vita reale e scegliere la seconda strada: quella della "favola nera".
Sì, perché non può esistere una fiaba più nera di questa.

La storia dei due gemelli Lucas e Claus, che crescono allo stato brado assieme alla nonna-strega, esprime una potenza ed una forza inaudita, impossibile da gestire attingendo ai canoni della realtà a cui siamo quotidianamente abituati.
La guerra, la violenza, la morte, la perfidia, l'orgoglio e la rassegnazione vengono miscelati dalla scrittrice in un magico calderone, con abilità quasi miracolosa: in questo piatto sapido e ricercato, però, non vi è traccia di tenerezza né di umana comprensione.
L'atmosfera raggelata rimanda quasi ad alcune opere del l'impressionismo; il dolore più che uno stato d'animo è una patina sottile che ricopre ogni cosa: case,  alberi, stazioni ferroviarie. 
I personaggi sembrano quasi camminare sospesi, "in punta di piedi", ed attraversano l'umana vicenda in una sorta di straniamento quasi brechtiano, con l'espressione impassibile di chi va incontro al futuro con le tasche vuote di illusioni o speranze.

La scrittura è secca, scarna, essenziale, ma allo stesso tempo magnetica come una prodigiosa calamita che tutto attrae nella sua orbita ancestrale. 
Alla fine del libro, ho provato una strana sensazione: mi sono ritrovato con un groppo in gola, uno strano miscuglio di incredulità e commozione, che ha impiegato non poche ore ad andar via.
Tanti altri libri giungeranno, nel futuro più o meno immediato, ad arricchire la mia "carriera" di lettore. Ma ho la ferma convinzione che la Trilogia della città di K. conserverà sempre un posto d'onore sugli scaffali della mia memoria.


Consigliato a: coloro che amano le favole nere e non si lasciano impressionare troppo facilmente dalla crudezza di alcune descrizioni ed a chiunque voglia riscoprire una grande scrittrice del Novecento, di cui non si parla mai abbastanza.


Voto: 8,5/10 




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