venerdì 18 maggio 2018

Alla scoperta del giallo/noir irlandese



Il romanzo giallo irlandese si è affermato a livello internazionale nel corso dell’ultimo ventennio. Se dobbiamo cercare a tutti i costi il punto di partenza di questa progressiva consacrazione, non possiamo che fissare la data del 2003:  proprio in quell'anno il Premio Shamus  – uno dei più ambiti riconoscimenti nel campo del mistery – fu conferito allo scrittore Ken Bruen con il romanzo Prima della notte.
Da quel momento in avanti, numerosi scrittori hanno cominciato ad affacciarsi sulla scena di un genere del tutto nuovo per una nazione come quella irlandese, arrivando spesso a trattare – all'interno del classico plot poliziesco – argomenti d’attualità che molto spesso venivano lasciati in un angolo dalla letteratura tradizionale.
I motivi della nascita di questo movimento sono facilmente individuabili.
Innanzitutto, bisogna sottolineare come la recente crescita economica abbia portato alla nascita di una moderna società del consumo, orientata al profitto ed al successo imprenditoriale, che è stata inevitabilmente accompagnata da un miglioramento delle condizioni di vita. Di conseguenza, l’improvviso arricchimento e la crescita occupazionale sono stati un irresistibile richiamo per progressive ondate di immigrazione: argomento a cui la letteratura tradizionale, fino a quel momento, si era interessata in via molto marginale.
Da un altro punto di vista, la firma del Good Friday Agreement (1998) ha condotto alla risoluzione del principale problema dell’Irlanda contemporanea: il mantenimento della pace. L’avvenuta riconciliazione è stato un incentivo all'affermazione di una vera e propria società del benessere, che è riuscita in brevissimo tempo a colmare il gap rispetto alle altre realtà europee.
In questo articolo cercheremo di individuare quelli che sono i principali esponenti del giallo/noir irlandese.
Per l’occasione, abbiamo selezionato sei scrittori di sicuro talento. Si tratta di autori che si sono dimostrati autentici maestri nel campo della letteratura poliziesca e che hanno contribuito a far conoscere le problematiche irlandesi in tutto il resto del mondo.


John Banville (1945): Si tratta di uno dei più talentuosi scrittori del ventesimo secolo, vincitore del prestigioso Man Booker Prize nel 2005 e più volte accostato al Nobel per la letteratura. Conosciuto per la prosa fredda e precisa, caratterizzata da un’inventiva Nabokoviana, e per l’umorismo nero, ha scritto cinque romanzi noir con il nom de plume di Benjamin Black.
Il protagonista delle sue storie è Quirke, un anatomopatologo della Dublino degli anni cinquanta, che con il suo soprabito scuro, il cappello a tesa larga e la sigaretta in bocca, rappresenta un archetipo dell’investigatore: un personaggio tanto sfuggente quanto concreto a cui il lettore si affeziona immediatamente
Tra i suoi libri più noti vanno menzionati Dove è sempre notte, Un favore personale e Congetture su April.
Nel romanzo La bionda dagli occhi neri, Banville ha avuto l’ardire di richiamare in azione Philip Marlowe, facendo rivivere per i lettori di tutto il mondo uno dei detective più amati di tutti i tempi.

John Connolly (1968): Con un passato di giornalista alle spalle, ha iniziato la sua fortunata carriera narrando le indagini di un ex detective della Polizia di New York, Charlie Parker, soprannominato Bird come il celebre sassofonista jazz. Dopo l’efferato omicidio della moglie e della figlia, Parker si trasferisce nello stato del Maine dove inizia a svolgere l’attività di detective privato.
Nel corso delle sue indagini, si imbatterà in crimini violenti e disumani, che hanno come punto in comune la presenza di elementi soprannaturali: un’evoluzione inaspettata per un noir, che porta ad una diversificazione del personaggio rispetto ad altri detective simili a lui.
In Italia, purtroppo, i due editori che hanno pubblicato le avventure di Charlie Parker (Rizzoli e TimeCrime) hanno saltato a piè pari alcuni romanzi e hanno tradotto altri in ordine diverso rispetto a quello dell’uscita originale, complicando notevolmente la vita dei lettori.
Tra i romanzi più noti, vanno segnalati Tutto ciò che muore, Gente che uccide e Anime morte.


Ken Bruen (1951): Dopo aver conseguito un dottorato in filosofia – nel campo della metafisica – ed aver trascorso venticinque anni come insegnante inglese in giro per il mondo, ha ottenuto visibilità a livello internazionale con la serie incentrata sull’ex poliziotto Jack Taylor. Si tratta di un personaggio problematico e “sopra le righe”, che è stato espulso dal corpo di polizia di Galway – la sua città natale – per abuso di droga e di alcolici e per l’innata incapacità di tenere la bocca chiusa.
Come detto in precedenza, il primo volume – Prima della notte – è valso all'autore il Premio Shamus e la candidatura all’Edgar Award; con il quinto romanzo, Il prete (2006), ha trionfato al rinomato Premio Barry per il miglior romanzo poliziesco britannico ed ottenuto una nuova candidatura all’Edgar.
Tra i temi ricorrenti delle sue opere vi sono la trasformazione sociale irlandese, il declino della Chiesa cattolica dal punto di vista politico e sociale e la raggiunta prosperità economica dalla metà degli anni ’90.

Eoin McNamee (1961): Omonimo di uno degli esponenti di punta dell’IRA, ha scritto romanzi incentrati su fatti reali che affrontano la violenta e controversa questione irlandese.
La sua opera più riuscita è Resurrection man (1994), che ha raccontato la sanguinaria lotta di liberazione dell’Ulster e da cui è stato tratto l’omonimo film di Marc Evans sceneggiato dallo stesso McNamee. Va menzionato anche Blue Tango (2001), che ha esaminato da vicino l’omicidio della figlia diciannovenne della parlamentare e giudice dell’alta corte Lancelot Curran. Entrambe le opere sono edite in Italia da Einaudi.
Attivo anche nel campo della narrativa per ragazzi (ha pubblicato la trilogia Navigator), con lo pseudonimo di John Creed ha scritto una serie  incentrata sull'agente dell'intelligence britannica Jack Valentine.


Cormac Millar (1950): Il suo vero nome è Cormac Ó Cuilleanáin ed è professore associato di italiano presso il Trinity College, la più antica e rinomata università irlandese. Ha esordito in campo letterario dopo aver a lungo affiancato l’attività di traduttore all'importante ruolo accademico.
Considerato tra i più grandi esperti di vicende criminali, con Una soluzione irlandese (2004) – il suo primo romanzo (pubblicato in Italia da Comma 22) – ha ricevuto ottimi riconoscimenti da parte della critica internazionale.
Il protagonista, Seamus Joyce, è il direttore dell’IDEA, l’agenzia antidroga irlandese: un personaggio che comincia a mettere in discussione la sua esistenza e i valori a cui si era sempre ispirato. Dovrà affrontare quello che è il problema più importante del momento, la lotta per lo spaccio a Dublino, scontrandosi apertamente con politici spregiudicati e poliziotti corrotti.

Adrian McKinty (1968): Dopo aver lavorato come barman, commesso di libreria ed aver insegnato inglese a Denver, in Colorado, ha esordito pubblicando una raccolta di racconti. È uno degli scrittori più apprezzati della nuova generazione di crime-writers irlandesi. Nonostante sia stato spesso criticato per l’uso esplicito della violenza all’interno dei suoi romanzi, l’autorevole The Guardian lo ha definito come “maestro artigiano di violenza e di redenzione.”
La vendetta ed il tradimento, spesso presenti nelle sue opere, sono gli elementi attraverso cui McKinty giunge ad esplorare l’esistenza dei suoi personaggi in un universo drammatico  ma allo stesso tempo lirico ed intenso. L’uso dell’ironia e dell’umorismo sono una sorta di contrappunto al mondo violento abitato dal personaggio di Sean Duffy, il detective protagonista dei suoi libri. Tra i suoi romanzi ricordiamo Ballata irlandese, pubblicato in Italia da BUR.

Giunti al termine della nostra analisi, risulta evidente quella che è la caratteristica principale di questo movimento emergente: la sovrapposizione tra l’internazionalismo del genere e lo spirito irlandese, che emerge costantemente nelle opere degli autori citati.
La letteratura poliziesca, nel corso degli ultimi anni, ha rappresentato per l’Irlanda un efficiente strumento di analisi della trasformazione sociale in atto. Raccontando vicende drammatiche, immerse in un panorama urbano complesso ed allo stesso tempo seducente, ha trovato una sua precisa connotazione senza mai disdegnare il confronto con i grandi autori del passato.
Come ha scritto lo stesso Ken Bruen nell'introduzione ad una delle sue opere: “Se volete Dublino, allora la volete… lugubre come il sorriso di Joyce quando si è ritrovato nell'indice dei libri proibiti.”


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