lunedì 31 dicembre 2018

Sottomissione, Michel Houellebecq





Che dire? Ho aspettato un bel po’ prima di leggere questo romanzo di Houellebecq, proprio perché temevo di subire condizionamenti dal dibattito sulla tolleranza religiosa, innescato a seguito della sua pubblicazione. Ed alla fine - se devo essere sincero - sono convinto che la montagna abbia partorito un topolino.
La teoria di fondo è quanto mai suggestiva: ipotizzare una Francia “islamizzata” nel cuore del vecchio continente, con il susseguente adeguamento dell’intera popolazione, è stata sicuramente un’ottima intuizione. Purtroppo, però, la trama non riesce nell'intento di coniugare le due diverse anime del racconto: quella che ruota attorno alla figura del protagonista – un esemplare di maschio misogino ed abulico – e quella rappresentata dalle prese di posizione trancianti e provocatorie di cui è disseminata la narrazione.

Siamo nella Francia del  2022, alla fine del secondo mandato di Hollande. Un partito di matrice islamica – la Fratellanza Musulmana - trionfa alle elezioni a seguito dell'alleanza con il Partito Socialista Francese ed altre forze politiche liberali e moderate.
Il nuovo presidente Mohammed Ben Abbes - musulmano di seconda generazione - impone al Paese una sorta di Sharia (la Legge di Dio) a cui l'establishment transalpino pare adeguarsi senza problemi, prospettando addirittura una forma di “sottomissione” all'autoritarismo islamico.
Il protagonista François, professore di letteratura, finirà per convertirsi a sua volta all'Islam con il duplice intento di proseguire la brillante carriera universitaria e di poter adottare la poligamia (che è stata nel frattempo legalizzata).

Più provocatorio che profetico, “Sottomissione” vorrebbe essere un deliberato atto di accusa nei confronti della decadenza dell’emisfero occidentale, che va a braccetto con una forte predisposizione critica nei confronti del mondo islamico, del suo credo e delle sue usanze. In realtà, la figura del protagonista François finisce ben presto per fagocitarsi l’intera storia, trasformando l’opera in una vivida rappresentazione di un pessimismo senza frontiere, che lascia l’uomo moderno alla mercé degli eventi, totalmente apatico e privo di stimoli.
A salvare il romanzo rimane solo la scrittura di Houellebecq – elegante, precisa, fluente – che dimostra il talento di uno dei più celebrati scrittori francesi contemporanei. Mi riprometto quindi di leggere altre opere di questo autore anche se questo primo approccio non è stato del tutto convincente.


Consigliato a: coloro che vogliono affrontare un libro di cui negli scorsi anni si è parlato molto (spesso a sproposito) ed a chiunque voglia fare la conoscenza di uno di più originali e provocatori narratori della letteratura di oggi.


Voto: 6/10



Nessun commento:

Posta un commento