lunedì 26 agosto 2019

La città è dei bianchi, Thomas Mullen


Questo noir – duro, atipico, storicamente fondato - si è rivelato una gradita sorpresa, tanto da meritare di diritto un posto al sole tra le migliori letture di questo proficuo 2019.  Ambientato ad Atlanta dopo la seconda guerra mondiale, è incentrato su un evento realmente accaduto: il reclutamento da parte del dipartimento di polizia dei primi agenti di colore. In un contesto ancora pesantemente influenzato da un retaggio schiavista, i neoassunti vennero accolti con notevole ostilità ed ottennero una libertà di movimento piuttosto limitata: non potevano arrestare i sospetti bianchi, né guidare una macchina della squadra e neppure accedere al quartier generale della polizia.
Ma partiamo, come al solito, dalla trama…     

Una giovane di colore, che è stata vista per l’ultima volta in compagnia di un bianco ubriaco, viene assassinata e abbandonata in una discarica. L’origine etnica della ragazza ed il razzismo imperante nell’America sudista non invogliano di certo gli inquirenti ad intraprendere un’indagine accurata. Toccherà agli agenti afroamericani Boggs e Smith, di fronte all’inerzia dei vertici della polizia, avviare un'indagine clandestina: una decisione piuttosto audace, in palese contrasto con la “legge dei bianchi”, che li condurrà ad immergersi in profondità nelle torbide acque dell’odio e dell’intolleranza.

Siamo di fronte ad una narrazione strutturata su più livelli. Se l’ossatura del romanzo  è quella tipica del poliziesco tout court, l’epoca e l’ambientazione della vicenda spingono la trama ad uscire dagli angusti confini della letteratura di “genere” per condurla in territori del tutto inaspettati.
A poco a poco l’indagine dei due agenti di colore si trasforma in un’azzeccata parabola sulla lotta ed il riscatto sociale, in cui vengono raccontati gli orrori sopportati dalla comunità nera di Atlanta.
Mullen possiede un’ottima capacità di scrittura e riesce a cementare l’efficacia di una trama “ad orologeria” con ottimi spunti di riflessione, che spingono il lettore a guardare al di là del plot accattivante. Ne scaturisce un romanzo avvincente, duro come un pugno allo stomaco, che risulta quanto mai attuale in un’epoca in cui, quotidianamente, ci si indigna per la rinascita dell’odio contro coloro che – per questioni di razza, etnia o religione – sono diversi da noi.


Consigliato a: coloro che vogliono leggere un romanzo che, oltre ad essere un ottimo poliziesco, è in grado di far riflettere a fondo sul razzismo e sulle radici dell’odio.


Voto: 8/10 


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