sabato 17 agosto 2019

Il sospetto, Friedrich Dürrenmatt





Dopo aver letto La promessa e Il giudice e il suo boia, ho concluso la lettura della trilogia gialla di Dürrenmatt con Il sospetto. Scritto nel 1951 – parecchi anni prima che Simon Wiesenthal assicurasse alla giustizia il criminale nazista Adolf Eichmann – questo romanzo è sostenuto da una trama nera come la pece, che riesce a coniugare indagine poliziesca e analisi psicologica trasmettendo, al tempo stesso, un'interessante critica del mondo capitalista.

Ritroviamo il commissario Bärlach – già protagonista di Il giudice e il suo boia – ricoverato in un ospedale nei pressi di Berna. Per puro caso, incappa in una vecchia foto pubblicata sulla rivista Life: ritrae l’immagine di un chirurgo di nome Nehle intento ad operare senza anestesia un prigioniero ebreo in un campo di concentramento.
Malgrado il viso del medico sia in parte occultato da una mascherina, il dottor Hungertobel – vecchio amico di Bärlach - pensa di riconoscere il collega Emmenberger, titolare di una rinomata clinica in Svizzera.
Il commissario, roso dal tarlo del sospetto, inizierà ad indagare sulle possibili relazioni tra i due medici, arrivando ben presto ad ipotizzare uno scambio di persona, attraverso cui il criminale sarebbe riuscito a sfuggire ai tribunali di guerra.

Romanzo dal forte impatto psicologico, che indaga in profondità il rapporto tra carnefice e vittima, contrappone due diverse visioni del crimine e della giustizia: quella di chi ha seguito la strada di una fredda inumanità e quella di colui che lotta per sconfiggerlo. Questo libro, più di diversi altri, riesce a raggiungere le radici del male, dimostrando come la spietatezza sia profondamente radicata anche in una società apparentemente linda e candida come quella svizzera.
Come di consueto, Dürrenmatt utilizza il genere giallo per parlare di argomenti più elevati: la memoria di una tragedia ancora troppo vicina, l’impossibilità per gli inquirenti di raggiungere la verità, la natura fondamentalmente crudele dell’essere umano.
Rispetto agli altri romanzi, si riscontra un’eccessiva elaborazione filosofica, che rischia talvolta di far perdere il filo; rimane comunque un buon esempio di “giallo emblematico”, capace di valicare talvolta i limiti dell’eticamente accettabile per giungere negli inesplorati territori dello sconcertante.


Consigliato a: coloro che amano i romanzi che riescono – con il sapiente utilizzo di una trama poliziesca – a raccontare le perversioni e le tragedie dell’epoca contemporanea ed a chiunque apprezzi i gialli di chiara matrice filosofica che si addentrano a fondo nella psicologia dei protagonisti.


Voto: 7/10



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