giovedì 17 agosto 2017

L'angolo di Gio: Corruzione, Don Winslow



Corruzione, Don Winslow

Dopo lo strepitoso successo della saga di Art Keller – il protagonista dei romanzi "Il potere del cane" e "Il cartello" - Don Winslow torna con un nuovo poderoso affresco sulla criminalità contemporanea, ambientando la sua storia nella Grande Mela.

Assistiamo così alle gesta del sergente Denny Malone, uno sbirro di origine irlandese, corrotto e spregiudicato, che si è ritagliato un posto di primo piano nell'organigramma della polizia. 
Il nostro protagonista è considerato una sorta di intoccabile, libero di muoversi e di agire a proprio piacimento, perché a New York chiunque potrebbe finire dietro le sbarre:  il sindaco, il presidente degli Stati Uniti, persino il Papa… ma non l'eroe-poliziotto Dennis Malone. Il destino, però, ha in serbo delle brutte sorprese per lui ed i suoi colleghi che compongono l'unità del NYPD.

Tematiche già affrontate più volte dal cinema ("Serpico" e "Il cattivo tenente") e dalle fiction TV ("The Shield") vengono riprese da Winslow e rielaborate con la consueta abilità. Nella fogna a cielo aperto rappresentata dalla metropoli americana, il protagonista sguazza a suo piacimento, muovendosi in un ambiente in cui la corruzione dilaga, i traffici illeciti prosperano e le discriminazioni razziali hanno lo stesso potenziale di una bomba pronta ad esplodere.

Il politically correct in questo caso non esiste, perché abbiamo a che fare con personaggi che agiscono contro le regole e piegano la realtà circostante alle loro finalità più egoistiche. Al di là di tutto, Malone ed i suoi colleghi sono capaci di trasmettere un incredibile senso di empatia: nonostante le malefatte e l'agire spregiudicato, totalmente al di fuori della legge, il lettore si sente portato a fare il tifo per loro. Forse perché, nella cornice Newyorchese cruda ed infernale che viene descritta nelle oltre 500 pagine del libro, esistono cattivi che sono peggio – molto peggio – di Malone e dei suoi uomini.

Con una scrittura fredda e diretta, priva di fronzoli, Winslow ci regala una vicenda dura e piena di violenza, ricca di pathos e tensione, in cui la speranza si scioglie giorno dopo giorno come neve al sole. 

L'autore riesce a descrivere con precisione uno spaccato della criminalità americana di questo ventunesimo secolo, in cui la lotta per il denaro e per il potere continuano a segnare il destino di interi gruppi sociali: pedine coinvolte in un gioco più grande di loro.


Consigliato: a coloro che amano i thriller/noir potenti, politicamente scorretti e ricchi di tensione dall'inizio alla fine.



Voto: 7,5/10    



martedì 15 agosto 2017

L'angolo di Gio: Le quattro casalinghe di Tokyo, Natsuo Kirino




Le quattro casalinghe di Tokyo, Natsuo Kirino

Questa è la storia di quattro donne, profondamente diverse l'una dall'altra, ma comunque accomunate da un'esistenza piatta e priva di slanci che si estrinseca quotidianamente in un lavoro umile e "sporco".
Quando perde la pazienza e strangola il marito, la dolce e graziosa Yayoi deve chiedere aiuto per far scomparire il cadavere: le tre colleghe le forniranno assistenza completa, facendo a pezzi il corpo al fine di procedere al suo completo occultamento.  

È evidente che ci troviamo al cospetto di un noir atipico, che si discosta profondamente da quelli proposti dall'editoria dominante. L'incipit sembra quello di un classico del genere, ma presto la storia si allontana dagli schemi e diventa sempre più originale e spiazzante. A poco a poco ci addentriamo nei territori del pulp, con un'audacia ed una violenza da far invidia a Quentin Tarantino.
Il filo conduttore della vicenda sembra essere quello della rabbia repressa, pronta a deflagrare come una bomba inesplosa: nelle azioni di Yayoi e delle sue amiche scopriamo, infatti, tutto il risentimento e lo spirito di contestazione nei confronti del sistema, col suo corollario di formalità sociali e di apparenze. 
La descrizione delle protagoniste, che appaiono così ordinarie nella loro quotidianità, entra ben presto in conflitto con lo svolgimento dei fatti: probabilmente è l'evidenza di questo contrasto a dare originalità e sostanza allo svolgimento della trama.

Il romanzo, lungo 650 pagine, scorre abbastanza rapidamente. 
La scrittura è elegante senza essere ricercata e riesce ad esprimere in maniera convincente sia gli eventi che gli stati d'animo dei personaggi.
Forse, però, il plot si dilunga eccessivamente in alcune descrizioni: uno sfoltimento di un centinaio di pagine non avrebbe affatto nuociuto all'impianto generale. Peccato che la conclusione della vicenda sia del tutto improbabile e, di conseguenza, deluda un pochino il lettore che era stato tenuto al laccio fino a quel momento.

Consigliato a: coloro che vogliono fare la conoscenza di un'autrice originale, completamente fuori dagli schemi, ed a chiunque voglia entrare in contatto con la letteratura del Sol levante.

Voto: 6,5/10

giovedì 10 agosto 2017

L'angolo di Gio: Uno zaino, un orso e otto casse di vodka, Lev Golinkin




Uno zaino, un orso e otto casse di vodka, Lev Golinkin

Questo libro racconta la storia di due viaggi: fisico il primo, interiore il secondo. Due itinerari che si intersecano e si completano a vicenda nel corso della narrazione.
Da un lato assistiamo alla fuga di una famiglia ebrea – quella dell’autore – dall'ex Unione Sovietica; dall'altra ripercorriamo le vicende di un giovane uomo (lo stesso Golinkin) che cerca di rimettere insieme i frammenti del proprio passato. 

Negli ultimi anni della Guerra Fredda, l'autore e la sua famiglia decisero di abbandonare il grande ed opprimente stato moloch, in cui le persecuzioni nei confronti degli ebrei erano all'ordine del giorno. Non possedevano altro che alcune valigie (due per persona), pochi spiccioli, qualche cassa di vodka e la promessa di aiuto per espatriare.
Anni dopo, l'ormai cittadino americano Golinkin comincia un viaggio a ritroso nel tempo, alla ricerca di quelle persone che fornirono un concreto aiuto a lui ed ai suoi famigliari, impegnandosi in prima persona per donare loro il bene inestimabile della  libertà. 

La costruzione del proprio futuro attraverso lo studio e la comprensione del passato: questo è il tema di fondo di questo romanzo, basato su fatti reali così come sono rimasti impressi nei ricordi dell’autore. Con ironia e delicatezza, Golinkin ci guida nei meandri di un racconto emozionante e coinvolgente, in cui assistiamo alla fuga disperata di una famiglia, vista con gli occhi di un bambino ebreo di nove anni.
Nel procedere del racconto passiamo così dall'URSS delle parate, della scuola militarizzata e dell'antisemitismo, ad un'America che rappresenta un territorio nuovo ed inesplorato. 

Il racconto delle vicissitudini di Lev e dei suoi famigliari viene descritto con tono lieve, quasi fiabesco. L'abilità dell'autore nell'utilizzare un linguaggio semplice ed essenziale, talvolta persino divertente, è uno degli aspetti più importanti dell'opera: quello in grado di trasformare una dolorosa e tragica vicenda di vita vissuta in un romanzo appassionante, molto spesso emozionante.
Unica pecca: la parte in cui viene descritta la fuga del protagonista e dei suoi cari risulta molto più riuscita ed avvincente rispetto a quella in cui l’autore, ormai adulto, si abbandona al fiume inarrestabile delle sue riflessioni. Si tratta, comunque, di un difetto trascurabile per un libro che, per la sua forza espressiva ed il suo sostrato storico, merita sicuramente di essere letto.


Consigliato a: coloro che amano le storie vere e a chiunque voglia lanciare uno sguardo sulle vicende delle famiglie ebree che decisero di abbandonare l’URSS in fase di disgregamento.


Voto: 7/10

martedì 8 agosto 2017

L'angolo di Gio: La ragazza sbagliata, Giampaolo Simi




La ragazza sbagliata, Giampaolo Simi

Danilo Corbo è un giornalista caduto in disgrazia. Stanco e disilluso, si ritrova ad indagare su un delitto di ventitré anni prima: il brutale omicidio di Irene Calamai, una diciottenne barbaramente uccisa e per cui era stata incolpata Nora Beckford, figlia di un celebre scultore inglese trapiantato in Toscana. 
Il cronista si inoltra così lungo una serie di piste, all'epoca trascurate dagli inquirenti, riaprendo di fatto una vicenda che pareva ormai sepolta nelle sabbie del tempo.
Giampaolo Simi, dopo l'ottimo “Cosa resta di noi” (trionfatore allo Scerbanenco 2015), torna con un nuovo ambizioso romanzo. La trama gialla non è fine a se stessa: oltre ad essere il supporto ideale per una storia ricca di pathos e tensione, rappresenta un valido strumento per raccontare l'Italia dei misteri e delle stragi (ad esempio, la notte dei Georgofili a Firenze).

Il plot, realistico ed avvincente, è nobilitato dalla presenza di personaggi davvero ben costruiti, che si muovono in un'ambientazione accattivante come quella della Versilia: un luogo che è il palcoscenico per i ricchi esponenti del jet set ma, allo stesso tempo, rappresenta lo sfondo ideale per le oscure trame che affondano le radici in un passato neanche troppo lontano.
Presente e passato vengono intrecciati dall'autore in maniera equilibrata, alimentando una suspense basata su meccanismi psicologici piuttosto che su accadimenti ad effetto: questo è indubbiamente uno dei punti di forza del romanzo. 
Alla fine dei conti, possiamo sostenere che si tratti di un'opera avvincente, sorretta da una scrittura fluida e priva di fronzoli, che può essere apprezzata sia dagli amanti del genere sia da coloro che amano le storie con un'ottima caratterizzazione dei personaggi.


Consigliato a: coloro che amano i gialli psicologici, supportati da una trama ben congegnata, con una descrizione realistica di ambientazioni e personaggi.


Voto: 7,5/10