domenica 24 febbraio 2019

Il cinese, Andrea Cotti





In un periodo in cui la letteratura noir di casa nostra sembra ormai procedere col “pilota automatico”, allineandosi ai soliti triti e ritriti cliché narrativi, è stata davvero una bella sorpresa scoprire quest’opera di Andrea Cotti: un autore che, in passato, ha alternato l’attività di poeta e romanziere a quella di sceneggiatore di fiction tv di successo (L’ispettore Coliandro e Squadra antimafia, per fare qualche esempio).
Utilizzando gli stilemi del noir classico, lo scrittore di San Giovanni in Persiceto è riuscito a raccontare al lettore le problematiche di un mondo nascosto e semisconosciuto, come è per l'appunto quello della comunità cinese in Italia.

Luca Wu, il protagonista, è un vicequestore italiano di origini cinesi, che dirige il commissariato di Tor Pignattara, a Roma Est: un quartiere molto particolare, caratterizzato da profondi intrecci multiculturali.
Quando due rapinatori, nel corso di una rapina, uccidono un commerciante cinese con la figlioletta, la situazione rischia di precipitare. Toccherà proprio a Luca – che sta cercando di fare i conti con la sua stessa identità, perennemente spaccata in due - cercare di rimettere le cose a posto: solo lui è in grado di scoprire che cosa si celi dietro il delitto, diventando un trait d’union tra due mondi che – seppur coesistenti e compenetrati – faticano a comprendersi l’uno con l’altro.

La trama è ben congegnata, scorrevole e può contare su personaggi ben costruiti. È davvero interessante il punto di partenza: l’idea di un poliziotto italiano di origine orientale che indaga sulla mafia cinese della capitale e che, visti gli sviluppi socio-demografici del nostro paese, potrebbe diventare una sorta di archetipo dell’Italia di domani (chissà quanti poliziotti di origine extracomunitaria avremo negli anni a venire?)
Raccontato in prima persona dalla voce del protagonista – che parla sempre al tempo presente – tiene desta l’attenzione attraverso due diversi meccanismi di suspense: quello, ovviamente, relativo all’indagine ma anche quello che riguarda l’identità del vicequestore, che a tratti arriva a sentirsi una sorta di “banana” (gialla fuori e bianca dentro).
Si tratta di un romanzo che riesce a superare gli angusti confini del genere, raccontando un mondo che, seppur monitorato dalle Forze dell’ordine, rimane spesso estraneo alla conoscenza della maggioranza delle persone. Un libro che mi sento di consigliare a coloro che non cercano solo un giallo in senso lato, ma un testo che racconti problematiche dell’Italia di oggi con una scrittura fluida ed una narrazione che, nonostante le oltre 500 pagine del libro, risulta estremamente avvincente e priva di cadute di ritmo.


Consigliato a: coloro che vogliono leggere un libro intenso ed avvincente, in cui i risvolti umani si armonizzano perfettamente col fluire della narrazione, ed a chiunque cerchi un noir diverso dal solito.


Voto: 8/10



Nessun commento:

Posta un commento