venerdì 6 novembre 2020

La morte è il mio mestiere, Michael Connelly

 


Con La morte è il mio mestiere Connelly "resuscita" uno dei suoi personaggi più riusciti: il giornalista investigativo Jack McEvoy - già protagonista di Il poeta e L'uomo di paglia - che rappresenta una sorta di alter-ego dello scrittore statunitense. Per il reporter, costantemente a caccia di scoop, la cronaca nera è un vero e proprio stile di vita: nel corso della sua lunga carriera ha raccontato i crimini più cruenti, inseguito gli assassini più inafferrabili e in più di un'occasione si è ritrovato a tu per tu con la morte.
Cosa accadrà questa volta? Leggete e lo scoprirete! 

Ritroviamo il nostro Jack nella veste  di cronista per Fair Warning, un sito web di notizie a protezione dei consumatori. Quando una donna con cui aveva condiviso una notte di passione viene ritrovata senza vita, il nostro amico finisce improvvisamente nella cerchia dei sospettati. 
McEvoy intraprenderà un'indagine del tutto personale, scoprendo che quel delitto è collegato ad altre morti sospette avvenute in tutto il Paese. Si renderà presto conto che c'è in giro uno stalker che perseguita le donne, selezionandole in base ai loro dati genetici.

Michael Connelly si conferma - neanche ce ne fosse bisogno - come un vero maestro del poliziesco procedurale, unico degno erede del grande Ed McBain. La sua abilità nel descrivere le dinamiche del crimine è difficilmente eguagliabile e pure i metodi di indagine che espone all'interno dei suoi romanzi sono realistici e verosimili. 
Inoltre, l'autore di Philadelphia possiede l'invidiabile capacità di stare sempre al passo con l'attualità e il progresso tecnologico, che vengono rappresentati all'interno di una società improntata alla frenesia e all'isteria. In questo libro, in particolare, riesce a rappresentare in maniera encomiabile il declino del giornalismo e della carta stampata, l'ascesa inarrestabile delle fake news, lo sviluppo del movimento incel (conosciuto anche come celibato involontario) e i pericoli insiti nel traffico dei dati del DNA da parte di un'industria priva di freni o regolamenti governativi.
Questo romanzo ci restituisce un Connelly in forma smagliante, perfettamente in grado di far combaciare le convenzioni del thriller ai pericoli della vita reale. La scrittura è rapida, coinvolgente, secca come un colpo di fucile; la trama appassiona il lettore senza mostrare il minimo cedimento. 
Forma e sostanza; critica sociale e ritmo inarrestabile; realismo e tensione. Che cosa volere di più da un libro poliziesco?   


Consigliato a: coloro che amano i thriller con l'anima, capaci di unire la tensione della crime story all'analisi spietata dell'America di oggi, e a chiunque sia attratto dai polizieschi procedurali, basati su indagini realistiche e plausibili.


Voto: 8/10


Gio  

domenica 1 novembre 2020

L'uomo della pianura, Paolo Roversi

 

L'uomo della pianura è la quarta avventura di Enrico Radeschi, lo scanzonato hacker/cronista di nera che scorrazza per Milano in sella al suo Giallone (una Vespa del 1974 riverniciata di un colore che non passa di certo inosservato). Questa volta il nostro eroe si troverà alle prese con un avversario temibile e spietato, considerato dalle forze dell'ordine come il nemico pubblico numero uno. Come andrà a finire? 

La storia si svolge fra Milano e la Bassa Padana, dove il criminale conosciuto come Hurricane si è rifugiato da qualche tempo. La sua vita è stata a dir poco intensa: appena ventenne ha sperimentato la durezza del carcere di San Vittore e, appena uscito di galera, è diventato uno dei personaggi di spicco della criminalità meneghina, impegnato in una sanguinosa lotta per la conquista del potere combattuta a colpi d'arma da fuoco. 
Affrontare un simile avversario sarà, per il nostro Radeschi, una delle sfide più impegnative della carriera; affiancato dal vicequestore Sebastiani e dall'assistente Diego Fuster, dovrà impegnarsi al massimo per portare in salvo la pelle!
 
I libri di Poalo Roversi scorrono che è un piacere: volano via leggiadri, a tempi di record, grazie alla scorrevolezza della scrittura - semplice, frizzante e mai greve - e all'ottima costruzione dei plot, sempre intriganti e avvincenti.
Questa volta, il libro si svolge su due piani paralleli - uno ambientato nella Milano degli anni di piombo e l'altro nella Bassa padana nell'Italia di oggi - che vengono raccontati attraverso una narrazione che opta sin da subito per una sorta di montaggio incrociato (cinematograficamente parlando). Mentre il "passato", che si sviluppa nel capoluogo meneghino, pare più vicino al noir il "presente" sembra invece abbracciare una cifra stilistica più vicina al giallo classico.
Rispetto ai romanzi precedenti, l'autore lavora maggiormente sulla psicologia dei personaggi e utilizza il meccanismo del thriller come strumento di denuncia nei confronti di un mondo carcerario che non sempre riesce ad assolvere a dovere la sua funzione primaria: la riabilitazione dell'individuo. 
Il racconto di Hurricane - che ripercorre in prima persona la sua lunga carriera criminale attraverso attraverso lo strumento del flashback - rappresenta un piccolo “Romanzo Criminale” in salsa milanese e pare fare quasi da apripista alla duologia che, un paio d'anni dopo, Roversi darà alla stampe (il primo volume, Milano criminale, è del 2011).


Consigliato a: coloro che amano i gialli/noir scorrevoli e pieni di ritmo ed a coloro che sanno apprezzare la scrittura rapida e coinvolgente dal taglio quasi cinematografico.


Voto: 7,5/10