domenica 4 ottobre 2020

La locanda del Gatto nero, Yokomizo Seishi


Dopo aver rotto il ghiaccio con Il detective Kindaichi, uscito in Italia lo scorso anno, Sellerio ci regala la seconda avventura dell'eccentrico investigatore privato che in Patria è considerato un vero e proprio mito. Mentre il caso precedente era il classico delitto della camera chiusa - ovvero un'indagine su un evento apparentemente inspiegabile, perché avvenuto in una stanza chiusa dall'esterno - questa volta il buon Kōsuke si troverà ad indagare su quello che, nel gergo della letteratura gialla, è denominato "omicidio senza volto".
Partiamo, come sempre, dalla trama. 

Un ufficiale di polizia, attraversando in bicicletta la periferia di Tokyo, scorge un monaco intento a scavare nel cortile di un tempio. Osservandolo di nascosto, vede emergere dalla terra il cadavere di una donna dal volto sfigurato. Le analisi successive riveleranno che la sconosciuta è stata uccisa da una letale ferita alla testa. Nella fossa, però, viene rinvenuta anche la carcassa di un gatto nero. 
I vecchi gestori della locanda - che si sono resi nel frattempo irreperibili - sono i principali sospettati. Il prosieguo delle indagini spingerà l'attenzione della polizia su altri due personaggi: una ballerina e un imprenditore, legati sentimentalmente ai proprietari. Solo l'intervento del geniale Kindaichi Kōsuke, però, riuscirà a dare una svolta decisiva. 

Probabilmente, il limite di questo romanzo è la sua brevità (poco più di un centinaio di pagine): di conseguenza al lettore è lasciato troppo poco tempo per entrare in competizione con l'autore, come accade in ogni Mystery che si rispetti.
La struttura è molto simile a quella del precedente romanzo: abbiamo una prima parte in cui cominciano le indagini e la polizia brancola nel buio, formulando ipotesi che si riveleranno del tutto errate; segue poi una seconda parte in cui interviene il buon Kindaichi che, con il suo tono apparentemente dimesso, diventa protagonista assoluto con il suo genio intuitivo e la sua invidiabile capacità di ragionamento.
La costruzione è senza dubbio interessante; tuttavia risulta un po' troppo macchinoso il procedimento di spiegazione del delitto.
L'ambientazione Giapponese postbellica funziona decisamente di più della trama gialla (che si ispira ai grandi classici del genere... senza però riuscire ad eguagliarli in arguzia e capacità di coinvolgimento).
Sellerio ha annunciato la prosecuzione della serie: vedremo se i prossimi romanzi ci condurranno ad un'evoluzione del personaggio e - questa è la speranza - ad una maggiore articolazione dei plot (che, per il momento, sembrano quasi appartenere alla serie "vorrei essere John Dickson Carr ma non ci riesco").


Consigliato a: coloro che amano il giallo classico e a tutti colore che apprezzano le ambientazioni tipicamente orientali.


Voto: 6/10


Gio  

sabato 3 ottobre 2020

La prima moglie e altre cianfrusaglie, Arto Paasilinna



Volomari Volotinen, il protagonista di questo romanzo, è un assicuratore che viaggia attraverso l’Europa per stipulare contratti di vario genere e per verificare i sinistri da liquidare. Sposato con la pasticcera Laura Loponen, di vent'anni più vecchia di lui, nutre una grande passione per il collezionismo, tanto da diventare un accumulatore compulsivo di antiche rarità. 
Nel corso dei suoi viaggi, che lo porteranno dalla Lapponia a Londra, dal Mar Glaciale Artico a Budapest, raccoglierà cianfrusaglie di ogni tipo: le mutande di Tarzan, la dentiera del maresciallo Mannerheim, il colbacco di Lenin, la  ghigliottina con cui venne giustiziato Danton e - udite udite - persino  una clavicola di Cristo.

La critica all'accumulazione compulsiva, al desiderio inarrestabile di possedere oggetti antichi con cui riempire la propria casa, covando l'illusione che gli stessi siano utili a rendere più pregna la vita e a fermare lo scorrere inarrestabile del tempo: questo credo che sia il significato più o meno recondito di questo libro che, come tutte le altre opere dello scrittore finlandese, è intriso da un profondo senso dell'ironia.  
La ricerca della libertà - che è un po' il leit-motiv all'interno delle narrazioni di Paasilinna - questa volta si accompagna ad un legame ferreo e tangibile con il passato più o meno recente, rappresentato dalla miriade di oggetti che vengono via via recuperati dal protagonista/accumulatore seriale.  

Probabilmente La prima moglie e altre cianfrusaglie non verrà ricordato come il miglior libro dell'autore. Anche se al vecchio Arto non fa certo difetto la fantasia, questa volta le sue invenzioni narrative non riescono a convincere del tutto. 
A farsi sentire è soprattutto la mancanza di una trama solida che faccia da spina dorsale all'impianto generale. Piuttosto che a un romanzo, infatti, ci troviamo di fronte a un collage di racconti - più o meno riusciti - che hanno come unico filo conduttore la figura del protagonista, impegnato nella sua folle corsa al possesso dei cimeli più disparati e stravaganti.
La prosa di Paasilinna, come sempre, si dimostra scorrevole, divertente e mai banale; i personaggi sono eccentrici quanto basta e le situazioni a tratti surreali. Tutto ciò contribuisce, almeno in parte, a salvare un libro che va sicuramente annoverato tra le opere minori del geniale autore finlandese. 


Consigliato a: coloro che sanno apprezzare l'ironia scandinava, i personaggi eccentrici e stralunati e la velata critica all'accumulazione selvaggia e compulsiva.   


Voto: 6+/10