martedì 7 agosto 2018

La vita davanti a sé, Romain Gary


“Bisogna voler bene”.
Con questa frase, semplice ma allo stesso tempo emblematica, si chiude l’emozionante romanzo di Romain Gary, meritato vincitore di un Goncourt. Sì, perché il messaggio contenuto in questo libro è chiarissimo: è l’amore il vero filo conduttore delle umane vicende, un amore universale, intenso, totale, capace di superare ogni barriera di età, di razza e di religione e di andare addirittura al di là dei legami di sangue.

Il piccolo Mohammed (ma da tutti conosciuto come Momò), di chiara origine araba, racconta in prima persona la sua vita di orfano, che si svolge in un fatiscente fabbricato ubicato in un quartiere periferico di Parigi: una vita originale e a suo modo straordinaria, perché arricchita dal calore della gente che lo circonda, lontana anni luce dal modello standardizzato degli individui cosiddetti "normali".
Il ragazzino cresce libero e sfrontato, col suo carattere disincantato ed irriverente, allevato dalle amorevoli cure di Madame Rosa, un’anziana prostituta alla quale era stato affidato tanto tempo prima insieme ad altri bambini "abbandonati". Le sue giornate si svolgono all’interno di un territorio in cui la legge spesso non è in grado di arrivare: un crocicchio di vecchie e luride strade in cui la gente vive di traffici illeciti ed espedienti ma, allo stesso tempo, è capace di donare aiuto come solo nella più cupa miseria può accadere. 

L’ambientazione del romanzo è straordinaria: le tristemente famose “banlieues” parigine fanno da scenografia al racconto imperniato sul controverso rapporto fra Momò e Madame Rosa. I temi trattati nell’arco delle 200 pagine del romanzo sono svariati ma comunque di straordinaria importanza: la convivenza fra arabi ed ebrei, la solidarietà fra gli emarginati, il rapporto fra giovani ed anziani.
La Parigi dei quartieri popolari, ricca di umanità ma provata da un lungo dopoguerra, con i suoi personaggi pittoreschi e le sue speranze confuse, viene filtrata attraverso lo sguardo di un ragazzino inquieto e sensibile, che si autodefinisce "filosofo”. Si tratta quindi di un vero e proprio romanzo di formazione, che segue le vicende di un personaggio unico nel suo genere, costretto ad imparare al più presto il modo per cavarsela.

Le similitudini con Il giovane Holden sono evidenti: ritroviamo la stessa immediatezza e spontaneità, lo stesso linguaggio semplice e spensierato. Al posto della rabbia di Holden, però, Momò si fa ricordare per l'atteggiamento fiducioso ed ottimista nei confronti di un’esistenza che, seppur dura e difficile, è illuminata dalla luce incandescente dell'amore verso il prossimo.
La vita davanti a sé è quindi un libro emozionante, delicato ed al tempo stesso commovente, semplice ma pieno di ironia, che va diritto al cuore del lettore ed aiuta a riflettere sulle umane quotidiane tragedie. 


Consigliato a: coloro che desiderano leggere un libro destinato a rimanere nella memoria, che rappresenta un emozionante inno all'amore, all'amicizia ed ai sentimenti più autentici e veri.


Voto: 8/10


lunedì 6 agosto 2018

Uno scià alla corte d’Europa, Kader Abdolah



Confesso che, prima di leggere questo romanzo, non conoscevo affatto Kader Abdolah. Devo dichiarare, al proposito, un pubblico mea culpa, visto che si tratta di un fior fior di narratore capace di coniugare due diverse culture: quella originaria dell'Iran e quella "adottiva" dei Paesi Bassi.
In quest'opera, originale ed avvincente, l’autore ci racconta la storia di un lungo viaggio, pieno di incontri-traversie-avvenimenti, che sa rivelarsi estremamente attuale nonostante l’ambientazione collocata nell’Europa di fine Ottocento.

Il narratore della vicenda è Seyed Jamal: un docente universitario che ha molti punti in comune con lo stesso Abdolah (visto che come lui vive in esilio ed insegna in un ateneo olandese). Dopo aver rinvenuto il diario di viaggio di uno scià che, verso la fine dell’Ottocento, intraprese un Grand Tour alla scoperta dell'Europa, decide di ripercorrerne le vicende. Si dedica quindi alla stesura di un libro in cui eventi storici e forza dell’immaginazione arrivano a coesistere senza soluzione di continuità.   
Dopo aver lasciato la Persia, accompagnato da uno stuolo di principi, servitori e mogli, lo scià si dovrà confrontare con il frenetico progresso, che cambierà per sempre il mondo a cui era abituato. Nel suo lungo girovagare nel vecchio continente incontrerà lo Zar e la Regina Vittoria, attraverserà la Germania di Bismarck e la Francia Repubblicana, farà la conoscenza di Tolstoj, del padre di Stalin e di Monet, testerà l'aspirina e comprenderà la portata rivoluzionaria della catena di montaggio.

Si tratta di un libro scorrevole e ricco di curiosità, che riesce a porre al lettore impellenti interrogativi: di tanto in tanto si viene brutalmente ricondotti alla realtà dal narratore Seyed, il cui compito è quello di evidenziare le profonde divergenze tra il diciannovesimo secolo e l’epoca contemporanea.
In particolare, la sensazione di disorientamento del sovrano di fronte ad un mondo in perenne trasformazione ha molto in comune con lo sbigottimento di Seyed per l’attuale crisi Europea: lungo lo stesso percorso dello scià si stanno infatti muovendo intere legioni di profughi, che contribuiscono ad avvicinare sempre più il futuro di Oriente e Occidente.


Consigliato a: coloro che sono alla ricerca di una lettura che sia allo stesso tempo avvincente ed intelligente ed a chiunque abbia voglia di lanciare uno sguardo sull’Europa di ieri e di oggi: due contesti diversi ma su cui spira un inarrestabile vento di cambiamento.  


Voto: 8/10