martedì 28 aprile 2020

Todo modo, Leonardo Sciascia


Leonardo Sciascia, prima ancora di essere un grande scrittore, è stato uno spirito libero e anticonformista, che ha fatto dell’impegno morale e civile il suo marchio di fabbrica. 

Todo modo, pur mostrando sin dall'inizio i classici e imperituri cromosomi del libro giallo, è in realtà ricco di agganci al mondo della politica degli anni Settanta; ben presto finisce con l'abbandonare la strada maestra del cosiddetto "percorso deduttivo", per trasformarsi pagina dopo pagina in un chiaro e fulgido esempio di denuncia contro il potere e le istituzioni.
Sciascia, a tal proposito, ha deliberatamente omesso il classico finale da romanzo poliziesco, in cui ogni dubbio viene dissolto e ogni punto interrogativo completamente chiarito.

Un celebre pittore - di cui non conosciamo il il nome - è in giro per le campagne in cerca di un periodo di solitudine e tranquillità. Quando scorge un cartello che indica la presenza di un eremo, denominato l'Eremo di Zafer, l'uomo decide di fermarsi. Scoprirà presto che quel luogo è stato trasformato in un albergo per opera dell'enigmatico Don Gaetano e che, durante certi periodi dell'anno, è solito ospitare persone di altissimo livello sociale (prelati, politici e dirigenti di grandi aziende) per degli strani "ritiri spirituali".
Al pittore viene concesso di restare per assistere ad uno di questi convegni. Nel corso della recita di un rosario, però, uno dei notabili - l'ex senatore Michelozzi - viene assassinato. Tutti i presenti, a quel punto, diventano dei potenziali sospettati.

Uno stravagante hotel/eremo isolato dal resto del mondo; un pittore/detective capitato lì un po' per caso; un folto gruppo di uomini di potere - sia esso civile, politico o ecclesiastico - che si ritrovano per dar luogo a degli improbabili esercizi di fede; una serie di omicidi difficili da spiegare: questi sono gli elementi portanti di questo romanzo in cui Sciascia descrive alla perfezione il losco connubio tra politica, chiesa e poteri forti.
Lo sperduto monastero diventa il teatro di un latente - ma non per questo meno duro - conflitto tra giustizia e religione, tra chiesa e politica, tra esecutivo e legislativo, da cui emergerà l'eterna seppur vana dimostrazione della corruzione di ogni forma di Potere.
Tra i personaggi, ambigui e interessanti, emerge soprattutto la figura di Don Gaetano: un prete colto e seducente, dall'aspetto piuttosto ipnotico.
Personalmente, ritengo quest'opera un filino inferiore ai riconosciuti capolavori dell'autore - parlo di Il giorno della civetta e A ciascuno il suo - trovandola un po' ridondante nel linguaggio (specialmente per quanto concerne i forbiti discorsi di Don Gaetano) ed un po' troppo piena di latinismi.
Rimane, comunque, un libro importante per comprendere da vicino un mondo come quello dell'Italia anni Settanta, contraddistinto da un oscuro connubio tra Chiesa e DC, parecchi anni prima dell'avvento di Mani Pulite.


Consigliato a: chi ama le opere di denuncia, in cui vengono sviscerati i mali più oscuri delle istituzioni, ed a chiunque sia appassionato di gialli a carattere metafisico. 


Voto: 7/10

Gio       

domenica 26 aprile 2020

Variazioni in rosso, Rodolfo Walsh


"Conoscere Rodolfo Walsh", ha scritto Massimo Carlotto nella prefazione al volume, "è, per un lettore, un'avventura straordinaria. E questi tre racconti sono il miglior modo per entrare in sintonia con il suo universo narrativo".
Rodolfo Walsh, prima di essere un grande scrittore e giornalista, è stato senza dubbio un eroe civile: un attivista per la democrazia ed i diritti umani, capace di usare la penna come una spada e di sacrificare la propria vita nella lotta contro il regime dittatoriale di Videla.
In questo volume sono raccolti tre racconti polizieschi, in cui l'autore - per utilizzare le sue stesse parole - ha cercato di “raccontare la realtà di paesi feriti e di sogni infranti”. I titoli dei brani sono:

- L'avventura delle bozze

- Variazioni in rosso

- Assassinio a distanza

Si tratta di tre storie che hanno come protagonista Daniel Hernandez, un umile correttore di bozze che si improvvisa investigatore. Grazie all'accuratezza e alla meticolosità delle proprie osservazioni, il "detective per caso" riesce a risolvere tutti i casi in cui, volente o nolente, si ritrova coinvolto.

Walsh si inserisce, a suo modo, in quel filone di narrativa poliziesca inaugurata da Jorge Luis Borges; a differenza del predecessore, però, si allontana dal giallo a carattere metafisico, avvicinandosi piuttosto ai classici del mistery inglese di fine Ottocento/inizio Novecento: quel tipo di letteratura che si rifa, più o meno esplicitamente, all'indagine di tipo razionale. Troviamo infatti, all'interno dei racconti, elementi come piantine di case o tabelle di orari ferroviari, che riportano alla mente grandi del genere come John Dickson Carr o Ellery Queen.
E così come accade nei gialli di solida matrice classica, troviamo un poliziotto un po' sbruffone che sbaglia sempre ed il modesto correttore di bozze Daniel - uno di quei personaggi che hanno come mantra l'aspirazione alla  verità - che riesce a superarlo in acume e destrezza, risolvendo l'indagine in maniera a dir poco geniale.
I tre racconti, godibilissimi, si distinguono - oltre che per la qualità narrativa - anche per l'ottimo congegno della trama; assistiamo così, pagina dopo pagina, ad un fluido ed avvincente dipanarsi di teorie, di supposizioni e di ipotesi perfettamente mescolate che condurranno, alla fine, all'esaustiva risoluzione dell'enigma.
Certo, in alcuni casi la conclusione può forse apparire un po' ovvia ed essere intuita in anticipo dal lettore più navigato. Seguire l'analisi condotta dal brillante Hernandez, però, è sempre un qualcosa di decisamente stimolante.


Consigliato a: coloro che vogliono fare la conoscenza di uno dei più brillanti scrittori argentini del Novecento, in una delle sue brevi escursioni all'interno della letteratura gialla, ed a chiunque adori i mistery di solida matrice classica.


Voto: 7,5/10

Gio