sabato 12 giugno 2021

Luce d'estate: ed è subito notte, Jón Kalmar Stefánsson


Con Luce d'estate: ed è subito notte ho (finalmente!) scoperto Jón Kalmar Stefánsson, uno scrittore che qualche anno fa era stato inserito nel novero dei papabili per il Premio Nobel per la letteratura. Questo romanzo è un gioiello, ricco di poesia, grazie a cui l'autore riesce a far immergere il lettore in una piccola realtà del Nord Europa, dove - come dice lo stesso Stefánsson - “a volte nei posti più piccoli la vita diventa più grande”.

La trama, in realtà, è piuttosto esile. Viene raccontata la vita di un paesino di quattrocento anime della campagna islandese, racchiuso tra la luce magnetica dell'estate e le fredde notti invernali (capaci, però, di accendere la magia delle stelle); una sorta di microcosmo attraverso cui vengono descritte storie di vita quotidiana, che assumono ben presto un valore universale.
Le vicende narrate sono varie: un direttore d'azienda che si appassiona improvvisamente al latino e alle stelle; una jogger che tradisce il marito con il contadino della porta accanto; una cooperativa in cui accadono strani eventi, come se il luogo fosse infestato dai fantasmi. L'autore, però, non scorda mai la dimensione "corale" dell'opera, pur dedicandosi di volta in volta alla particolare traiettoria di uno degli abitanti del paese.

Stefánsson non è mai avaro di dettagli divertenti sulla psicologia dei personaggi ed evoca temi importanti come l'infinito o la morte senza prendersi troppo sul serio. 
Grazie ad una scrittura asciutta e dal respiro universale, piuttosto sobria nell'evocare gli stati d'animo, riesce a toccare le corde dell'anima del lettore con rara maestria, utilizzando talvolta toni da poesia ermetica.
Pagina dopo pagina, assistiamo ad una profonda riflessione sul significato della vita e sulle dinamiche che segnano l’umana esistenza; perfino il tempo appare dilatato in questo avamposto remoto in cui l'alternanza tra buio e luce arriva a condizionare l’umore dei suoi abitanti.
Con il susseguirsi delle varie storie, dal ritmo lento ma ammaliante, l'autore riesce a cogliere l'intensità di ogni attimo attraverso una prosa poetica che suscita una struggente nostalgia anche per chi in Islanda non c'è ancora stato.


Consigliato a: coloro che vogliono fare la conoscenza di uno dei più talentuosi autori nordici contemporanei, capace di fondere minimalismo e realismo e di utilizzare una piccola realtà per raccontare vicende dal significato assolutamente universale.


Voto: 8/10


Gio 

giovedì 3 giugno 2021

Terra alta, Javier Cercas



Terra alta rappresenta un cambiamento radicale nella carriera letteraria di Javier Cercas. Coloro che hanno letto - e apprezzato - i precedenti romanzi come Soldati di Salamina, L'impostore Anatomia di un istante si sentiranno decisamente spiazzati di fronte alla svolta noir dell'autore. Rispetto alle opere citate, infatti, non ritroviamo né la voce narrante autobiografica, né le riflessioni metanarrative, né il passato storico rispolverato, ma una storia poliziesca abbastanza comune, raccontata attraverso uno stile alleggerito e manierato che non convince del tutto. 

Siamo nel Sud della Catalogna. Gli Adell, proprietari della più impor­tante azienda della zona, vengo­no ritrovati morti nella loro tenuta. Sono stati sottoposti a cruente torture. Ad occuparsi del caso è Melchor Marín, poliziotto che ha alle spalle un coraggioso atto di eroismo a seguito del quale si è visto costretto a lasciare Barcellona. 
Melchor è riuscito, in quei luoghi, a rifarsi una vita grazie all'amore della moglie Olga e della figlia Cosette. L'indagine lo costringerà a mettere in gioco ciò che ha di più caro, ritrovandosi schiacciato tra l'incudine della legge e il poderoso martello della vendetta.

Questo libro rappresenta, indubbiamente, un evidente e smaccato omaggio al romanzo poliziesco a vocazione popolare. Peccato che l'autore esca ridimensionato da questo improvviso "flirt letterario", lasciandosi un po' troppo trasportare dalle convenzioni del genere. A tratti, Terra alta non sembra neanche un'opera di Cercas, ma un noir di mera routine, di quelli scritti con la "mano sinistra". La domanda, a questo punto, sorge spontanea: perché uno scrittore di talento decide, improvvisamente, di intraprendere un nuovo percorso, tuffandosi in un genere che non gli appartiene? Forse per ampliare il numero dei lettori? O per altre ragioni a noi oscure?      
Fatto sta che il romanzo non convince un granché. Alterna capitoli dedicati al caso ad altri incentrati sul passato del protagonista, cercando di combinare i due piani narrativi, ma senza ottenere un risultato degno di nota. 
Speriamo che Cercas ritrovi un poco di ispirazione e riprenda a scrivere quei libri di "docu-fiction" con cui si è fatto conoscere a livello internazionale. Con Terra alta, probabilmente, avrà ottenuto una cassa di risonanza più ampia del solito... ma il risultato, purtroppo, non è stato fedele alle attese.


Consigliato a: coloro che amano i noir dalle atmosfere cupe e polverose, la cui soluzione va cercata in eventi di un lontano passato, ed a chiunque apprezzi i poliziotti tutti di un pezzo e sempre disposti a mettersi in gioco per la verità.


Voto: 5/10


Gio