martedì 17 luglio 2018

Nemesi, Philip Roth


Di Philip Roth si è detto di tutto e di più. Lo scrittore statunitense di origine ebraica è, probabilmente, uno dei più grandi narratori del Ventesimo secolo ed anche in questo libro mantiene fino in fondo le aspettative.
Siamo nel luglio del 1944. Mentre la stragrande maggioranza degli americani di sesso maschile è partita per la guerra, il protagonista Bucky Cantor – inabile alla leva per problemi alla vista – si trova a gestire una situazione difficile. Coordinatore delle attività in un campo giochi, assiste al dilagare di un’epidemia di poliomielite, che miete vittime tra i suoi allievi (soprattutto tra i più giovani).

Ultimo romanzo di Roth prima del ritiro definitivo dalla scena letteraria, Nemesi è un testo ricco di significati. La tragedia della malattia e dell’improvvisa scomparsa, il contagio che colpisce a tradimento gli innocenti, il rapporto con un Dio che dovrebbe essere buono ma in realtà permette tali crudeltà: questi sono i punti cardine di una vicenda appassionante, eccezionalmente ricca di pathos e partecipazione rispetto alle altre opere di uno scrittore che – molto spesso – si è dimostrato piuttosto algido nella descrizione dei sentimenti e delle relazioni umane.
Ci troviamo al cospetto di un Roth del tutto insolito, in cui l’elemento “fattuale”  (quello che riguarda cioè la descrizione degli eventi) egemonizza il racconto, prevalendo sulle poderose ponderazioni a cui Roth ci ha abituato in altri romanzi, quali ad esempio Pastorale Americana o La macchia umana. L’America sullo sfondo – un paese impegnato in un sanguinoso  conflitto – assurge al ruolo di coprotagonista della storia, con un presidente (FDR) reso invalido dalla stessa malattia che ha colpito i ragazzi di Bucky.
     
La “Nemesi” del titolo, alla fine, diventa per il protagonista una sorta di palla al piede che condizionerà il resto della sua esistenza: la convivenza con un doloroso quanto irrefrenabile senso di colpa e la sua costante, continua, tragica espiazione.


Consigliato a: coloro che amano la letteratura americana ai suoi massimi livelli ed a chiunque voglia scoprire l'ennesima sfaccettatura di un autore unico, possessore di un'irraggiungibile capacità di analisi della realtà.


Voto: 7,5/10





lunedì 16 luglio 2018

La scatola nera, Amos Oz


Alec e Ilana, i due protagonisti del romanzo, sono separati da sette anni.
Hanno rotto completamente i ponti ed il loro figlio, Boaz, è stato rinnegato dal padre. Ilana, nel frattempo, si è risposata con Michel, nazionalista ed ortodosso, mentre Alec si è trasferito negli Stati Uniti dove è diventato celebre per le sue opere sul fanatismo religioso.
Questa incomunicabilità si spezza all’improvviso a causa di una lettera che Ilana invia ad Alec: la donna è fortemente preoccupata per il futuro del figlio, ragazzo impetuoso, aggressivo e ribelle.

Attraverso le lettere che i vari protagonisti si scambiano, Oz racconta una vicenda fortemente pervasa di passioni e di sentimenti, che si misurano lungo il fluire delle pagine, arrivando a sgretolarsi come la più friabile delle pietre.
I personaggi – e proprio qui sta l’originalità del romanzo - non si confrontano all’interno del racconto, ma lo fanno “a distanza”, in forma epistolare. Tutti i personaggi comunicano fra loro attraverso lettere (a volte addirittura brevi telegrammi), che costituiscono l’impalcatura su cui poggia il corpo del romanzo. Quasi come se stessimo osservando il contenuto di una “scatola nera” di un aereo, vediamo scorrere davanti ai nostri occhi  la storia di una famiglia in dissoluzione: i comportamenti e le pulsioni dei protagonisti diventano chiari ai nostri occhi, attraverso il racconto di un amore finito e delle sue amare quanto inevitabili conseguenze.
Lo scenario è colorato di una profonda e mai edulcorata passione fisica, erotica, sensuale, ma anche di una fervente passione religiosa: due pianeti opposti che si sfiorano fino ad arrivare a compenetrarsi.

La scatola nera è sicuramente una lettura ostica e, per certi versi, abbastanza pesante. Trasmette però tonalità sfumate ed a volte contrastanti, che ci fanno comprendere fino in fondo cosa si celi dietro lo schermo di una coppia che si è persa per strada, lasciando alle proprie spalle dubbi irrisolti e insopportabili rimpianti.


Consigliato a: coloro che sono alla ricerca di una lettura difficile, a tratti ardua, ma capace di esprimere contenuti elevati ed a chiunque ami la letteratura israeliana contemporanea, qui rappresentata da uno dei suoi autori più intensi ed acclamati. 


Voto: 7/10