venerdì 16 febbraio 2018

Breve storia del Giallo Italiano: da Augusto De Angelis a Antonio Manzini (Prima parte)


Sarebbe sbagliato dare tutto per scontato.
Anche se oggi la letteratura gialla di casa nostra è all'avanguardia e continua a colonizzare le classifiche di vendita, non è sempre stato così.
Prima dell’avvento di Manzini e De Giovanni, di Carrisi e Malvaldi, il romanzo di genere, nel nostro paese, ha vissuto una lunga e lenta evoluzione, fatta di improvvisi balzi in avanti ma anche di pericolosi momenti di stallo che hanno rischiato di comprometterne l’esistenza.
Basti pensare a ciò che accadeva poco più di una ventina di anni fa, quando Loriano Macchiavelli doveva nascondersi dietro il nom de plume di Jules Quicher ed un autore statunitense di chiara origine italiana come David Baldacci doveva scegliersi lo pseudonimo di David B. Ford: insoliti stratagemmi per aggirare lo "sprezzo" con cui, solitamente, venivano trattati gli italiani che si cimentavano nella letteratura poliziesca.
Nonostante – dicevamo poc'anzi – il successo meritatamente raggiunto, il percorso che ha condotto a questa eroica situazione non è stato per niente facile: aspro, tortuoso, accidentato, è stato costellato di geniali scoperte ma anche di improvvisi ripensamenti, che ne hanno rallentato la crescita ma, in un certo senso, l'hanno anche reso più forte ed autonomo all'interno di quel grande circo mediatico rappresentato dal panorama internazionale.
L'intento di questo articolo è quello di selezionare dieci autori che si sono rivelati fondamentali per la nascita, lo sviluppo ed il consolidamento della crime-fiction nostrana. Certo, è importante sottolineare che vigorosi ed incisivi contributi sono giunti – forse inaspettatamente – da scrittori "non di genere", quali Carlo Emilio Gadda, Leonardo Sciascia e Umberto Eco. In questa sede, però, ci limiteremo a parlare dei "giallisti purosangue", coloro che hanno dedicato la loro esistenza al poliziesco e, a modo loro, si sono ricavati un posticino nella storia della letteratura contemporanea.
Idealmente, possiamo operare una distinzione in tre gruppi: quello composto dagli scrittori che hanno di fatto creato il genere, lottando contro tutto e tutti per la sua affermazione; quello dei loro successori, che hanno contribuito al suo definitivo assestamento; e quello degli autori di oggi, che svettano nelle classifiche di vendita. 
Qualcuno forse storcerà il naso di fronte a qualche dimenticanza: sono davvero tanti gli autori che meriterebbero un posto al sole in questa lista, tutt'altro che esaustiva. Siamo però convinti che gli scrittori prescelti siano fondamentali per raccontare la storia di un filone narrativo che, passo dopo passo, è diventato uno dei fiori all'occhiello dell’editoria nazionale.

Nascita e crescita di un genere    


Augusto De Angelis (1888-1944):
Questo autore può essere considerato il padre putativo del giallo italiano. Nei duri anni del Regime fascista creò il Commissario De Vincenzi: un funzionario esperto e competente, capace di destreggiarsi in un’epoca impregnata fino al midollo dall'ortodossia burocratica e costellata da guerre patriottiche. De Angelis scrisse i suoi romanzi in un periodo storico  particolarmente difficile e dovette navigare a vista tra i frangiflutti della retorica, imposta violentemente dall'alto, subendo spesso le ritorsioni della censura mussoliniana (perché non era gradito, in quell'ostentata età dell’oro, che si parlasse di crimini e misfatti). Il genere noir veniva guardato con sospetto dal regime, in quanto ritenuto un prodotto della degenerata cultura anglo-sassone: De Angelis fu dapprima arrestato con l’accusa di antifascismo e, successivamente, aggredito da un repubblichino in seguito a una banale discussione. Morì pochi giorni dopo a causa delle percosse ricevute.
De Angelis può essere assimilato ad una variante piuttosto letteraria e poetica del modello Maigret. Il suo commissario si muove nella Milano fascista, umida e nebbiosa, circondata da orrendi palazzi in stile liberty, stracarichi di curve e svolazzi. Dopo un periodo di oblio, fu riscoperto nel 1963 da Oreste Del Buono e ancora oggi i suoi romanzi appaiono attuali ed intriganti, capaci di coniugare la trama gialla con il ritratto di un’epoca.

Giorgio Scerbanenco  (1911-1969):
Di origine russa, incredibilmente prolifico, ha spaziato tra una marea di generi diversi. Fu però con il poliziesco che raggiunse la meritata fama: ancora oggi è considerato come uno degli scrittori più importanti della letteratura gialla oltre che il maestro di quella generazione di autori italiani venuta alla ribalta a partire dagli anni settanta del secolo scorso.
I suoi romanzi –  riletti a distanza di anni – rappresentano un quadro piuttosto bruciante e doloroso degli anni ’60, mostrando l’immagine di un paese difficile, desideroso di risollevarsi dalla polvere ma al tempo stesso pregno di disillusione, e pertanto lontano anni luce da quell'apparenza piena di lustrini che spesso veniva associata agli anni del boom economico.
Scerbanenco può essere considerato il fondatore di quella corrente definita "giallo sociale", che utilizza la letteratura poliziesca come una sorta di “specchio della realtà”. Nei suoi libri è riuscito a sviscerare le contraddizioni di un’Italia in cui si sta sviluppando un nuovo genere di criminalità, sempre più spietata e sanguinaria, fortemente collegata ai meccanismi della politica e del potere.
Tra i suoi personaggi più riusciti, merita di essere ricordato Duca Lamberti: un ex medico radiato dall'ordine, protagonista di quattro romanzi noir (il primo è Venere privata).

Fruttero & Lucentini:
Il sodalizio artistico fra gli scrittori Carlo Fruttero (1926-2012) e Franco Lucentini (1920-2002) ha prodotto – oltre a collaborazioni giornalistiche e traduzioni – alcuni romanzi molto amati dal pubblico.
Il grande successo arrivò nel 1972 con La donna della domenica, un libro ambientato in una Torino quasi metafisica, che da molti è considerato – a torto o ragione – il vero "capostipite" del giallo italiano. Il Commissario Santamaria – che tornerà in un altro romanzo memorabile, A che punto è la notte – è un personaggio affascinante, brillante, intuitivo: un “non torinese”, costretto suo malgrado a interpretare un codice cittadino fatto di gesti, di allusioni e di cose non dette. Nell'omonimo film avrà il volto del grande Marcello Mastroianni.
Le trame dei romanzi di Fruttero & Lucentini sono molto attente alla società e all'evoluzione dei costumi. Molto spesso giungono a sondare il vizio e l’ipocrisia che si nascondono nel cuore della borghesia piemontese, ironizzando sulle sue velleitarie aspirazioni ed arricchendo i dialoghi con esilaranti chiacchiericci.
"Siamo una ditta di onesti artigiani con il culto del lavoro ben fatto" affermarono nel corso di un’intervista. Questa sorta di understatement ha però prodotto, col passare del tempo, uno stuolo di allievi/discendenti che hanno tratto profitto dal loro insegnamento ed hanno dato voce al nuovo romanzo giallo di casa nostra.


Loriano Macchiavelli (1934):
In un’epoca in cui il poliziesco italiano veniva guardato con diffidenza – se non con malcelato scherno – creò una fra le coppie di investigatori meglio riuscita nel panorama del giallo: quella composta da Sarti Antonio, un questurino realistico, coriaceo e leale, ma non particolarmente intuitivo, e Rosas, eterno studente universitario, dotato di una capacità di analisi degna di Sherlock Holmes. Il primo romanzo incentrato sull'anomalo ma azzeccato connubio è Le piste dell’attentato del 1974.
All'interno dei romanzi di Macchiavelli, la città di Bologna non è mai una semplice comprimaria, ma assume il ruolo di protagonista alla pari dei personaggi principali.
Fu tra i primi a battersi in prima persona al fine di creare un’associazione di scrittori italiani di poliziesco, che avrebbe contribuito a smuovere le acque stagnanti del giallo nostrano. Dapprima con Sigma (Scrittori del Giallo e del Mistero Associati) e successivamente con il Gruppo 13, fondato insieme a Lucarelli e Fois, ha dato il la alla grande rinascita del genere, creando le basi per l’avvento di una nuova generazione di scrittori.
Negli ultimi anni ha iniziato una proficua collaborazione con Francesco Guccini – il cantautore di più generazioni – che ha prodotto due interessanti serie: quella che ha per protagonista il Maresciallo Benedetto Santovito e quella incentrata sulla guardia forestale Marco Gherardini, detto “Poiana”.

Renato Olivieri (1925-2013):
Quando nel 1978 pubblicò il suo primo romanzo giallo, Il caso Kodra, il pubblico italiano fece la conoscenza di un nuovo ed interessantissimo protagonista della crime-story: il   commissario Ambrosio (che nella trasposizione cinematografica di uno dei romanzi verrà interpretato da Ugo Tognazzi).
Giulio Ambrosio è un personaggio realistico: introverso, un po’ malinconico, amante del bello e buon conoscitore d’arte (di cui l’autore era grande appassionato). Il suo metodo investigativo è tutt’altro che intuitivo: il commissario è fautore di un sistema di indagini quieto e paziente, che crede sì alle prime impressioni, ma assai di più al racconto dei testimoni del crimine.
I libri di Olivieri, ambientati nella Milano degli anni ‘70/’80, rendono perfettamente l’immagine della città meneghina e sono caratterizzati da atmosfere languide, intense, a tratti melanconiche. Con le sue tangenziali, l’aeroporto, la sua fauna urbana di malviventi, tossici e di luoghi in cui la notte si spara, Milano diventa nelle intenzioni dell’autore una sorta di piccola New York: lo sfondo ideale per delitti cruenti ed efferati.
Per un lungo periodo di tempo i libri di Renato Olivieri sono stati di difficile reperibilità. Negli ultimi anni, però, la sua opera è stata completamente ristampata in una nuova edizione: e così anche i lettori delle nuove generazioni potranno conoscere romanzi indimenticabili come Largo Richini, Villa Liberty, Dunque morranno e Maledetto ferragosto.  

Arrivati al termine di questa prima parte, è necessario fare alcune puntualizzazioni.
In primo luogo, va evidenziato il carattere “regionalista” del giallo italiano. Ogni personaggio di cui abbiamo parlato è strettamente connesso ad una realtà cittadina, in perenne quanto costante trasformazione, che assume spesso un’importanza fondamentale nello sviluppo del racconto.
Va poi sottolineato il realismo utilizzato dagli autori nella costruzione dei personaggi. Raramente abbiamo a che fare con “superuomini” capaci di intuizioni geniali ed improvvise, come accade di frequente nel cosiddetto “giallo classico”. I protagonisti del poliziesco di casa nostra sono tutt'altro che perfetti: sono spesso vittime di ossessioni, di paure e di fobie che li rendono più umani all'occhio attento del lettore.

Infine, non va dimenticato l’aspetto sociale della letteratura di casa nostra. Le trame criminali e delittuose non rappresentato il "tutto" nell'architettura del romanzo: diventano sovente uno strumento per indagare la società che sta attorno, con i suoi drammi e le sue incomprensioni, le sue vicissitudini e le sue repentine trasformazioni.   


Gio*

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